— Noi dunque non ci rivedremo a Parigi?

— Temo di non avere quest’onore.

— Animo dunque, signori, buon viaggio, disse il conte ai due amici stendendo ad essi la mano.

Era la prima volta che Franz toccava la mano di quest’uomo; egli rabbrividì, perchè essa era ghiaccio come quella di un morto. — Per l’ultima volta, disse Alberto, resta bene stabilito sulla parola d’onore, è vero? strada di Helder n. 27, li 21 Maggio alle 10 e mezzo del mattino?

— Li 21 maggio, alle 10 e mezzo del mattino strada di Helder n. 27, ripetè il conte.

— Che avete? disse Alberto a Franz nel rientrare nelle loro stanze, mi sembrate molto afflitto.

— Sì, disse Franz, ve lo confesso, il conte è un uomo singolare, e vedo con inquietudine questo convegno che vi ha dato a Parigi. — Questo convegno... con inquietudine? E perchè? ma siete pazzo, mio caro Franz! gridò Alberto.

— Che volete? pazzo o no, la cosa va così.

— Ascoltate, ripetè Alberto; sono ben contento che mi si presenti un’occasione di dirvi, che vi ho sempre ritrovato di una gran freddezza col conte, mentr’egli per sua parte è sempre stato ben diverso con noi. Avete qualche cosa in particolare contro di lui?

— Può darsi. — Ma l’avevate veduto in qualche altro luogo prima d’incontrarlo qui? — Precisamente.