— E dove? — Mi promettete di non dir mai una parola di quanto sono per raccontarvi? — Ve lo prometto.
— Sta bene: ascoltatemi dunque.
Allora Franz raccontò ad Alberto la sua escursione all’isola di Monte-Cristo, in qual modo vi aveva ritrovato un equipaggio di contrabbandieri, e fra questo due banditi corsi. Egli calcò su tutti i particolari dell’ospitalità fattucchiera che il conte gli aveva data nella sua grotta delle mille e una notte, gli descrisse la cena, l’hatchis, le statue, la realtà, il sogno e come al suo svegliarsi altro non restava più, come prova e ricordo di tanti avvenimenti che il piccolo yacht che faceva vela sull’orizzonte per Porto-Vecchio. Indi passò a Roma, alla notte del Colosseo, al dialogo che aveva inteso fra lui e Vampa, conversazione relativa a Peppino, e nella quale il conte aveva promesso di ottenere la grazia del bandito, promessa che aveva mantenuta, come ne avranno potuto giudicare i nostri lettori.
Finalmente giunse all’avventura della notte precedente, all’impaccio in cui si era ritrovato vedendosi mancare 7, o 800 scudi per completare la somma; in fino all’idea che gli era venuta di ricorrere al conte, idea che ebbe un resultato tanto soddisfacente ad un tempo e pittoresco.
Alberto ascoltava Franz con tutta l’attenzione.
— Ebbene! diss’egli, quando questi ebbe finito, e che v’è di riprovevole in tutto questo? il conte è viaggiatore, ha un bastimento proprio perchè è uomo ricco. Andate a Portsmouth o a Southampton e ritroverete questi porti ingombri di yacht appartenenti a ricchi inglesi che hanno la stessa fantasia. Per sapere ove fermarsi nelle sue escursioni, per non cibarsi di questa terribile cucina che avvelena me da mesi, e voi da 4 anni, per non giacere su questi letti abbominevoli nei quali non si può dormire, si è fatto ammobiliare un piccolo pian terreno a Monte-Cristo; e temendo che il governo toscano non gli desse congedo, e che tutti i suoi mobili andassero perduti, ha comprato l’isola, e ne ha assunto il nome. Mio caro, frugate nella vostra memoria, e ditemi quante persone di nostra conoscenza prendono il nome di proprietà che non hanno mai avute?
— Ma, disse Franz, e questi banditi corsi che erano fra il suo equipaggio?...
— Ebbene! che v’è di meraviglioso? Capite meglio di qualunque altro che i banditi corsi non sono ladri, ma fuggitivi, perché una qualche vendetta li ha esiliati dalle loro città o dai villaggi; si possono dunque vedere senza mettersi a rischio. In quanto a me dichiaro, che se un giorno dovessi andare in Corsica, prima di farmi presentare, a modo di dire, al governatore od al Prefetto, mi farei presentare ai banditi di Colomba: sempre che vi si possa mettere la mano sopra, io li ritrovo gentili.
— Ma Vampa e la sua banda, soggiunse Franz, sono banditi che fermano per rubare, non lo negherete, spero? che dite adunque dell’influenza che il conte ha su tal razza di gente?
— Dirò, che dovendo la vita, secondo tutte le apparenze, a questa influenza, non spetta a me il criticarla troppo da vicino. Così invece di fargliene, come voi, un delitto capitale, troverete giusto che io lo scusi, se non di avermi salvata la vita, il che sarebbe un poco troppo esagerato, almeno di avermi fatto risparmiare 4mila scudi, che fanno 24mila lire della nostra moneta, somma per la quale non mi avrebbero tanto stimato in Francia.