— Ebbene! ecco precisamente: di che paese è il conte, che lingua parla? quali sono i suoi mezzi di sussistenza? da dove gli viene la sua immensa fortuna? Quale è stata questa prima parte della sua vita misteriosa ed incognita, che ha sparso sulla seconda una tinta oscura e misantropica? Ecco ciò che nel vostro posto vorrei sapere.
— Mio caro Franz, quando leggendo la mia lettera vi siete accorto che avevamo bisogno dell’influenza del conte, siete andato a dirgli: «Alberto conte de Morcerf corre un pericolo, aiutatemi a toglierlo d’impiccio», n’è vero?
— Sì. — Allora vi ha egli domandato: «e chi è questo signor Alberto de Morcerf? Donde gli viene il suo nome? Donde gli viene la sua fortuna? Quali sono i suoi mezzi di sussistenza? qual è il suo paese? dove è nato?» vi ha egli fatte tutte queste interrogazioni? dite? — No, lo confesso.
— Egli è venuto, ecco tutto; mi ha tolto dalle mani del sig. Vampa, ove ad onta di tutte le mie apparenze piene di disinvoltura, come voi diceste, io vi faceva una tristissima figura, lo confesso: ebbene! mio caro; quando in cambio di simile servigio egli mi domanda di far per lui ciò che si fa tutti i giorni pel primo principe russo o italiano che passa per Parigi, vale a dire di presentarlo nelle società, volete che gli neghi questo? Via dunque, Franz, siete pazzo!
Bisogna convenire, che contro il solito, questa volta tutte le buone ragioni eran dalla parte d’Alberto.
— Finalmente, rispose Franz con un sospiro, fate come volete, mio caro visconte, perchè tutto quel che mi dite è persuasivo, lo confesso, ma è altrettanto vero che il conte di Monte-Cristo è un uomo strano.
— Il conte di Monte-Cristo è un uomo filantropo: egli non vi ha detto con quale scopo viene a Parigi: ebbene! viene per concorrere al premio di Monthyon, e se ad ottenerlo non gli manca che il mio voto, glielo darò. Dopo ciò non parliamo più di questo: mettiamoci a tavola, e dopo andiamo a fare un’ultima visita a S. Pietro.
Fu fatto come aveva detto Alberto, e il giorno dopo alle 5 p. m. i due giovani si lasciarono, Alberto de Morcerf per ritornare a Parigi, e Franz d’Épinay per passare una quindicina di giorni a Venezia.
Ma Alberto, prima di salire in carrozza, consegnò al cameriere dell’albergo, tanto aveva paura che il convitato mancasse al convegno, un biglietto da visita pel conte di Monte-Cristo, sul quale al di sotto delle parole «Visconte Alberto de Morcerf» aveva scritto colla matita: — 21 Maggio, alle 10 e mezzo a. m. Strada Helder. N. 27.