— Ed io vi dico, per quanto possa comparir favolosa, che ve la garantisco per vera dal principio alla fine. I briganti adunque mi avevano condotto in un luogo molto tristo, chiamato le Catacombe di S. Sebastiano.

— Lo conosco, disse Château-Renaud, e per poco non vi presi le febbri.

— Ed io ho fatto ancora più; l’ebbi realmente. Mi fu annunziato che ero prigioniero, salvo il riscatto, una bagattella, 4 mila scudi romani, circa 26 mila lire tornesi. Disgraziatamente non ne aveva più che 1,500, era alla fine del mio viaggio, e il mio credito era esausto. Scrissi a Franz. Ah perbacco! Franz era là, e potete chiedergli se mentisco di una virgola; scrissi dunque a Franz che se non giungeva alle 6 del mattino coi 4 mila scudi, alle 6 e 10 minuti sarei passato all’eterna gloria, e Luigi Vampa, questo è il nome del capo dei briganti, vi prego a crederlo, mi avrebbe mantenuta scrupolosamente la sua parola.

— Ma Franz sarà giunto coi 4 mila scudi? disse Château-Renaud. Che diavolo! non può trovarsi in impaccio per 4 mila scudi chi porta il nome di Franz d’Épinay o d’Alberto de Morcerf!

— No, ma egli giunse solamente, e semplicemente accompagnato dal convitato che vi ho annunziato, e che spero potervi presentare.

— E che! è dunque Ercole che uccide Caco questo signore? un Perseo che libera Andromeda?

— No, è un uomo in circa della mia corporatura.

— Armato fino ai denti? — Non aveva neppure un ferro da calzetta. — Egli dunque contrattò il vostro riscatto?

— Disse due parole all’orecchio del capo ed io fui liberato.

— Anzi gli fecero perfino le scuse d’avervi arrestato, disse Beauchamp. — Precisamente, rispose Morcerf