— Ma che! era dunque l’Ariosto quest’uomo?
— No, era semplicemente il conte di Monte-Cristo.
— Non v’è nessuno che si chiami così, disse Debray.
— Io non credo, soggiunse Château-Renaud colla presenza d’animo dell’uomo che tiene sulla punta delle dita tutte le genealogie delle famiglie nobili dell’Europa; chi è che conosca in alcuna parte un conte di Monte-Cristo?
— È forse un qualche casato proveniente dalla Terra Santa, disse Beauchamp, uno dei suoi avi avrà posseduto il Calvario, come i Mortmart il Mar morto.
— Perdono, disse Massimiliano, ma io credo di potervi togliere d’impaccio, signori: Monte-Cristo è una piccola isola, di cui ho sovente inteso parlare dai marinari impiegati da mio padre; un grano di sabbia in mezzo al Mediterraneo, un atomo nell’infinito.
— Ed è perfettamente ciò, signore, disse Alberto. Ebbene! di questo grano di sabbia, di questo atomo è signore e re colui di cui vi parlo; egli avrà comprato il diploma di conte in qualche parte della Toscana.
— È dunque ricco il vostro conte? — In fede mia, lo credo! — Ma ciò deve vedersi, mi sembra? — Ecco ciò che v’inganna, Debray. — Io non vi capisco affatto.
— Avete letto le Mille e una notte?
— Per bacco! bella domanda!