— Mio caro, disse Debray alzandosi, sono le due e mezzo, il vostro convito è grazioso, ma non vi è buona compagnia che non si sia obbligati di lasciare, e qualche volta ancora per una cattiva; bisogna che ritorni al ministero. Parlerò del conte al ministero, e bisognerà bene che sappiamo chi sia.

— Astenetevene, disse Morcerf, i più maligni vi hanno rinunciato.

— Bah! noi abbiamo tre milioni, per la nostra polizia; è vero che sono quasi sempre spesi prima; ma non importa: resterà ben sempre un 50mila fr. da impiegarsi in questo.

— E quando saprete chi è, me lo direte?

— Ve lo prometto. A rivederci, Alberto. Signori, servo umilissimo. — Ed uscendo, Debray gridò ad alta voce:

— Fate avanzare. — Buono, disse Beauchamp ad Alberto, io non andrò alla camera, ma avrò ad offrire ai miei lettori molto di meglio che un discorso del sig. Danglars.

— Di grazia, Beauchamp, disse Morcerf, neppure una parola, ve ne supplico; non mi togliete il merito di presentarlo, e di spiegarlo. N’è vero ch’egli è curioso?

— Anche molto meglio che ciò, rispose Château-Renaud, egli è veramente uno degli uomini più straordinari che abbia mai veduto in vita mia. Venite Morrel?

— Solo il tempo di dare il mio biglietto al sig. conte, che vorrà promettermi di venire a farci una visita, strada Meslay n. 14.

— State sicuro che non mancherò, signore, disse inchinandosi il conte. — E Massimiliano Morrel uscì col barone di Château-Renaud, lasciando Monte-Cristo solo con Morcerf.