— Ebbene! allora il vostro governo dovrebbe scegliere nel suo passato qualche cosa di meglio che quelle due tavole che ho vedute sui vostri monumenti, e che non hanno alcun senso araldico. Quanto a voi, visconte, riprese Monte-Cristo ritornando a Morcerf; voi siete più fortunato del vostro governo, perchè le vostre armi sono veramente belle, e parlano all’immaginazione. Sì, voi siete ad un tempo della Provenza e della Spagna; e ciò mi spiega, (se il ritratto che mi avete mostrato è rassomigliante) il color bruno che tanto ammirai sul viso della nobile catalana. — Avrebbe bisognato essere Edipo, o lo stesso sfinge per indovinare l’ironia che mise il conte in queste parole, coperte in apparenza dalla maggior gentilezza: per cui Morcerf lo ringraziò con un sorriso, e, passando il primo, per insegnargli la strada, spinse la porta che, come si disse, metteva nel salotto di ricevimento. Nel luogo più esposto di questo salotto si vedeva egualmente un ritratto; era quello di un uomo dai 35, ai 40 anni, vestito coll’uniforme di ufficiale generale, portando la doppia spallina particolare ai gradi superiori; la decorazione della legion d’onore al collo, il che indicava esser egli commendatore, e sul petto a dritta la placca di grande ufficiale dell’ordine del Salvatore, a sinistra quella di gran-croce dell’ordine di Carlo III, ciò che indicava che la persona rappresentata da questo ritratto aveva fatto le guerre di Grecia e di Spagna, o ciò che torna perfettamente lo stesso in materia di decorazioni, avere adempita qualche missione diplomatica nei due paesi.
Monte-Cristo era occupato a guardare questo ritratto con non minore premura di quel che aveva fatto l’altro, allorchè la porta laterale si aprì, ed egli trovossi in faccia al conte di Morcerf in persona.
Era un uomo fra i 40 ai 45 anni, ma che ne dimostrava almeno 50, i cui baffi e sopraccigli nerissimi spiccavano stranamente coi capelli quasi bianchi tagliati corti a spazzola giusta l’uso militare. Era vestito da borghese, e portava all’occhiello un nastro le cui strisce a diversi colori indicavano i vari ordini di cui era decorato. Quest’uomo entrò con passo nobile, ma con una specie di fretta, Monte-Cristo l’osservò inoltrarsi senza muover passo; si sarebbe detto che i piedi erano inchiodati al pavimento, come gli occhi sul viso del conte.
— Padre mio, disse il giovine, ho l’onore di presentarvi il sig. conte di Monte-Cristo, quel generoso amico che ho avuto la fortuna d’incontrare nelle difficili congiunture che sapete.
— Signore, voi siete il ben venuto fra noi, disse il conte di Morcerf salutando Monte-Cristo con un sorriso, nel salvare alla mia famiglia l’unico suo erede, avete reso alla nostra casa un servigio che vi merita la nostra eterna riconoscenza. — Dicendo queste parole il conte di Morcerf indicava una seggiola a bracciuoli a Monte-Cristo, nel medesimo tempo ch’egli stesso si sedeva in faccia alla finestra.
Quanto a Monte-Cristo, prendendo la seggiola indicata dal conte di Morcerf, si situò in modo da rimanere nascosto nell’ombra delle grandi tende di velluto, ed a leggere di là sui tratti impressi dalle fatiche e dalle cure del conte, scritte in ciascuna ruga venuta innanzi tempo.
— La contessa, disse Morcerf, era alla toletta, allorchè il visconte l’ha fatta prevenire della visita che avrebbe avuto l’onore di ricevere; ella sta per discendere, e fra dieci minuti sarà in salotto.
— È molto onore per me, disse Monte-Cristo, di essere messo in rapporto, fin dal primo giorno in cui sono in Parigi, con un uomo il cui merito è eguale alla riputazione, e pel quale la fortuna giusta questa volta, non ha commesso errore: ma non ha essa ancora nelle pianure di Mitidia o nelle montagne dell’Atlante, un bastone da Maresciallo da offrirvi?
— Oh! replicò Morcerf arrossendo alcun poco, io ho lasciato il servizio, signore. Nominato pari sotto la restaurazione, era nella prima campagna, e serviva sotto gli ordini del maresciallo Bourmont; potea dunque pretendere un comando superiore, e chi sa ciò che sarebbe accaduto, se la dinastia primogenita rimaneva sul trono? Ma la rivoluzione di luglio, a quanto sembra, era abbastanza gloriosa per potersi permettere d’essere ingrata; ella lo fu per tutti i servigi che non portavano la data del periodo imperiale; chiesi dunque la dimissione, perchè, quando uno ha guadagnato come me, le spalline sul campo di battaglia, non sa egualmente manovrare sul terreno sdrucciolevole delle sale. Ho lasciata la spada, e mi sono ingolfato nella politica; mi dedico all’industria e studio le arti utili. Nei vent’anni che sono rimasto al servizio ne aveva il desiderio, ma non ne aveva avuto il tempo.
— Sono queste idee che portano la superiorità della vostra nazione sugli altri paesi, signore, rispose Monte-Cristo. Gentiluomo uscito da una gran famiglia, possedendo una bella fortuna, avete sulle prime voluto acquistarvi i primi gradi come oscuro soldato, la qual cosa è molto rara; quindi divenuto generale, pari di Francia, commendatore della legion d’onore, acconsentite ad incominciare un secondo noviziato, senz’altra ricompensa che quella d’essere un giorno utile ai vostri simili... Ah! signore, ecco quello che può veramente dirsi bello; dirò anche più, sublime.