Alberto guardava ed ascoltava Monte-Cristo con meraviglia: egli non era avvezzo a vederlo alzarsi a simili idee d’entusiasmo. — Ahimè! continuò lo straniero, senza dubbio per far disparire l’impercettibile nube che era passata sulla fronte di Morcerf, noi non facciamo così in Italia, cresciamo secondo la nostra razza e la nostra specie, e conserviamo la stessa corteccia, la stessa dimensione, e dirò ancora la stessa inutilità per tutta la vita.
— Ma, signore, per un uomo del vostro merito, l’Italia non può essere sua patria, e la Francia vi apre le braccia: corrispondete alla sua chiamata, la Francia forse non sarà ingrata con tutti; essa è accostumata ad accogliere generosamente gli stranieri.
— Eh! padre mio, si vede bene che non conoscete il conte di Monte-Cristo. Le sue soddisfazioni sono al di fuori di questo mondo; egli non aspira agli onori, e ne prende soltanto quanti ne possono stare sul suo passaporto.
— Ecco l’espressione più giusta che abbia mai inteso sul conto mio; rispose lo straniero.
— Il signore è stato padrone del suo avvenire: ecco perchè ha scelto un sentiero di fiori, disse sospirando de Morcerf.
— Precisamente, signore, replicò Monte-Cristo con uno di quei sorrisi che un pittore non potrà mai riprodurre, e che un fisiologo sarebbe disperato ad analizzare.
— Se non avessi avuto timore di stancare il sig. conte, disse il generale evidentemente lusingato dalle parole di Monte-Cristo, lo avrei condotto alla Camera; oggi vi è una seduta curiosa per chi non conosce i nostri moderni senatori.
— Vi sarò molto riconoscente se vorrete rinnovarmi questa offerta un’altra volta; ma oggi sono stato lusingato dalla speranza di essere presentato alla sig.ª contessa, ed aspetterò.
— Ah! ecco appunto mia madre, gridò Alberto.
Di fatto Monte-Cristo rivolgendosi velocemente vide la sig.ª de Morcerf sul limitare della porta opposta a quella per cui era entrato il marito; immobile e pallida; ella, tosto che Monte-Cristo si volse dalla sua parte, lasciò cadere il braccio che, non si sa perchè, s’era appoggiato sulla maniglia dorata; stava là, da qualche secondo, ed aveva inteso le ultime parole pronunciate dal viaggiatore oltramontano. Questi si alzò e salutò profondamente la contessa, che s’inchinò anch’essa, muta e cerimoniosa.