— Avremo questo piacere un’altra volta almeno, ce lo promettete? domandò la contessa.
Monte-Cristo s’inchinò senza rispondere, ma il gesto poteva passare per un consenso. — Allora io non vi trattengo, signore, disse la contessa, poichè non voglio che la mia riconoscenza divenga o una importunità, o una indiscretezza.
— Mio caro conte, disse Alberto, se lo volete, cercherò di corrispondere alla vostra graziosa cortesia di Roma col mettere là una carrozza a vostra disposizione, fino a che abbiate avuto il tempo di provvedervi del vostro equipaggio.
— Mille grazie alla vostra cortese offerta, visconte, disse Monte-Cristo, ma presumo che Bertuccio avrà convenientemente impiegate le quattr’ore che gli ho concesse, e che troverò alla porta una carrozza qualunque già attaccata.
Alberto era abituato a queste maniere del conte; sapeva che come Nerone, egli era alla ricerca dell’impossibile, di nulla più si meravigliava; soltanto volle giudicare da sè stesso in qual modo erano stati eseguiti gli ordini di lui e lo accompagnò fino alla porta di strada. Monte-Cristo non s’era sbagliato; appena comparve nell’anticamera del conte de Morcerf, uno staffiere, lo stesso che a Roma era venuto a portare il biglietto del conte ai due giovani, e ad annunziar loro la sua visita, si era slanciato fuori dal peristilio, di modo che giungendo al portone, l’illustre viaggiatore trovò la carrozza che lo aspettava. Era un coupé della fabbrica di Keller, e due cavalli, pei quali Drake aveva, secondo che sapevano tutti i Lions di Parigi, rifiutato il giorno innanzi 18 mila fr. — Signore, disse il conte ad Alberto, non vi propongo di accompagnarmi fino da me, non potrei mostrarvi che una casa improvvisata, e sul rapporto degl’improvvisi ho una riputazione da riservare. Accordatemi un giorno, ed allora permettetemi d’invitarvi: sarò più sicuro di non mancare alle leggi dell’ospitalità.
— Se mi chiedete un giorno, sig. conte, sono tranquillo: non sarà più una casa che mi mostrerete, ma un palazzo. Voi dovete avere in vero qualche genio a vostra disposizione.
— In fede mia continuate a crederlo, disse Monte-Cristo, mettendo il piede sul montatoio guarnito in velluto del suo splendido equipaggio: ciò potrà essermi utile, signore.
E si lanciò nella carrozza, che si chiuse dietro a lui e partì al galoppo, ma non tanto rapidamente che il conte non potesse accorgersi del movimento impercettibile che smosse la tenda del salotto ove aveva lasciato la sig.ª de Morcerf. Quando Alberto ritornò da sua madre, ritrovò la contessa nel gabinetto, gettata sopra un seggiolone di velluto; tutta la camera essendo nell’ombra, non lasciava scorgere che la foglietta d’oro sfavillante attaccata qua e là o sul corpo di qualche vaso, o agli angoli di qualche quadro.
Alberto non potè vedere il volto della contessa nascosto sotto la nube del velo che le circondava la testa come un’aureola di vapore, ma gli sembrò che la voce fosse alterata; distinse ancora fra gli odori di rose e vainiglie della giardiniera, la traccia aspra e mordente del sale d’aceto, sopra una delle tazze cisellate del caminetto; di fatto la boccettina della contessa, tolta dal suo astuccio di velluto, attirò l’inquieta attenzione del giovine.
— Soffrite, madre mia? gridò egli entrando; o vi sareste sentita male mentre io non c’ero?