— Oh! sig. conte! fece Bertuccio con dolore.

— Ovvero che, essendo voi Corso, non avevate potuto resistere al desiderio di far la pelle a qualcuno, come vien detto nel vostro paese per antifrasi, quando al contrario ne disfate una.

— Ebbene, sì, mio signore, sì, mio buon signore, è questo, gridò Bertuccio gettandosi alle ginocchia del conte; sì, fu una vendetta, lo giuro, una semplice vendetta.

— Capisco, ma ciò che non capisco si è, come questa casa vi galvanizzi in tal modo.

— Eppure, la cosa è ben naturale, poichè in questa casa si compì la vendetta.

— Che! in casa mia? — Oh! signore, essa non era ancora vostra, rispose ingenuamente Bertuccio.

— Ma di chi era dunque? Del sig. marchese di Saint-Méran, ci ha detto, credo il portinaro. Che diavolo adunque avevate da vendicarvi col marchese di Saint-Méran?

— Ah! non fu di lui, signore, fu di un altro.

— Ecco una strana combinazione, disse Monte-Cristo, sembrando cedere alle sue riflessioni: voi vi trovate in tal modo per caso, senza alcun preparativo, in una casa ove è accaduta una scena che vi dà tanti terribili rimorsi.

— Signore, disse l’intendente, pare che sia una specie di fatalità che porta tutto questo, ne sono ben sicuro; primieramente voi comprate una casa in Auteuil; questa casa è precisamente quella ove ho commesso l’assassinio; discendete nel giardino, e giusto per la scala per cui egli discese; vi fermate, e giusto nel luogo ov’egli ricevette il colpo; a due passi da quest’albero era la fossa ov’egli aveva seppellito il fanciullo; tutto ciò non può essere opera del caso.