— Sì signore, là sta il mio delitto, ed il vero delitto, perchè in questo sono stato un vile. Una volta che avevo richiamato alla vita il fanciullo, non avevo più che una sola cosa da fare, voi lo diceste, era di farlo sapere a sua madre. Ma per conseguir ciò, mi necessitava fare delle ricerche, attirare l’attenzione, e forse scoprirmi; non volli morire, era attaccato alla vita pel sostentamento di mia sorella; per l’amore di sè stesso, innato in ciascuno, di rimaner sani e liberi nelle nostre vendette; quindi finalmente, era attaccato alla vita anche per l’amore stesso della vita. Oh! non sono un bravo, come lo era mio fratello! — E Bertuccio si nascose il viso fra le mani. Monte-Cristo fissò su lui un lungo e indefinito sguardo, indi dopo un momento di silenzio reso ancora più solenne dall’ora e dal luogo. — Per terminare degnamente questa conversazione che sarà l’ultima su tali avventure, Bertuccio, disse il conte, ritenete bene le mie parole, le ho spesso intese pronunciare dallo stesso abate Busoni. A tutti i mali vi sono due rimedii, il tempo ed il silenzio. Ora, Bertuccio, lasciatemi passeggiare un momento in questo giardino; ciò che porta a voi una emozione ripugnante, autore di questa orribile scena, sarà per me una sensazione quasi dolce, che darà un doppio prezzo a questa proprietà. Gli alberi non piacciono se non perchè danno ombra, e l’ombra stessa non piace se non perchè è piena di sogni e di visioni. Ecco che compro un giardino, credendo d’acquistare un semplice recinto circondato di muri, e d’improvviso esso si cambia in un giardino pieno di fantasmi non descritti nel contratto. Io amo i fantasmi, e non ho mai inteso dire che i morti abbiano in seimila anni, fatto tanto male, quanto ne fanno i vivi in un solo giorno. Rientrate dunque, Bertuccio, e andate a dormire in pace.
Bertuccio s’inchinò profondamente davanti al conte, e si allontanò mandando un sospiro.
Monte-Cristo rimase solo; e facendo quattro passi in avanti, mormorò: — Qui, vicino a questa pianta la fossa in cui fu deposto il fanciullo; laggiù la piccola porta per cui si entrava nel giardino; in quest’angolo la scala segreta che conduce alla camera da letto. Credo di non aver bisogno di descrivere tutto ciò nel mio taccuino, perchè ecco qua, davanti ai miei occhi, intorno a me, sotto i miei piedi, il piano in rilievo; il piano vivente. — Ed il conte dopo un ultimo giro in quel giardino andò a trovare la sua carrozza.
Bertuccio che lo vide astratto, s’assise presso il cocchiere. La carrozza riprese la strada di Parigi. La sera stessa, al suo ritorno nella casa dei Campi-Elisi, il conte di Monte-Cristo visitò tutta l’abitazione come avrebbe potuto fare hun uomo a cui essa fosse stata famigliare da molti anni; neppure una volta, sebbene andasse pel primo, aprì una porta per un’altra, o prese un corridore o una scala che non lo conducesse direttamente nel luogo ove aveva stabilito d’andare. Alì lo accompagnava in questa visita notturna. Il conte dette a Bertuccio molti ordini per l’abbellimento e la nuova distribuzione degli appartamenti; e cavando l’orologio disse all’attento moro: — Sono le 11 e mezzo, Haydée non può tardare a giungere. Sono state avvertite le cameriere francesi?
Alì stese la mano verso l’appartamento destinato alla bella Greca (talmente isolato, che nascondendo la porta dietro la tappezzeria, la casa poteva essere visitata per intero, senza che alcuno avesse potuto sospettare esservi un salotto e due camere abitate), mostrò il numero tre colla mano sinistra, e su questa mano, messa a piatto, appoggiò la testa, e chiuse gli occhi a guisa di dormiente.
— Ah! fece Monte-Cristo, abituato a questo linguaggio, sono tre che aspettano nella camera da letto, non è così?
— Sì, fece Alì, agitando la testa d’alto in basso.
— La signora sarà stanca questa sera, e senza dubbio vorrà dormire, continuò Monte-Cristo, che nessuno la faccia parlare; le cameriere francesi devono soltanto salutare la loro nuova padrona e ritirarsi; voi sorveglierete perchè la cameriera greca non abbia comunicazione colle cameriere francesi. — Alì s’inchinò. Ben presto fu inteso chiamare il portinaro; il cancello s’aprì, una carrozza percorse il viale e si fermò davanti alla scalinata. Il conte discese; la portiera era già aperta, egli stese la mano ad una giovane avvolta in un manto di seta verde ricamato in oro che la copriva tutta, fin dalla testa. Allora, preceduti da Alì che portava una torcia col profumo di rose, la giovane fu condotta al suo appartamento, quindi il conte si ritirò nel padiglione che erasi riserbato.
Mezz’ora dopo mezza notte tutti i lumi erano spenti nella casa, sarebbesi potuto credere che tutti dormissero.