— Oh! fece questi, è dunque un principe questo signore che viene detto eccellenza, e di cui il solo cameriere abbia il diritto di parlargli? Non importa, poichè ha un credito su me, bisogna bene che lo veda quando avrà bisogno di danaro. — E Danglars si rigettò nel fondo della carrozza, gridando al cocchiere in modo che si sarebbe sentito dall’altra parte della strada: — Alla Camera dei Deputati!
Fra una griglia del padiglione, Monte-Cristo, avvisato in tempo, aveva veduto il barone, e lo aveva osservato, coll’aiuto di un eccellente occhialino, con non minore attenzione di quella che Danglars stesso aveva mossa ad analizzare la casa, il giardino, e le livree. — Davvero, diss’egli con un gesto di disgusto e facendo rientrare le lenti dell’occhialino nel loro manico d’avorio; Ah! davvero che quest’uomo è una laida creatura. Come mai, dalla prima volta che lo vedono, non riconoscono il serpente dalla fronte appiattita, l’avvoltoio dal cranio rotondeggiante, lo sparviere dal becco stracciante? Alì, gridò egli: indi battè un colpo sul campanello di rame. — Alì comparve.
— Chiamate Bertuccio, diss’egli.
Nello stesso momento entrò Bertuccio.
— V. E. mi faceva chiamare? disse l’intendente.
— Sì, signore, disse il conte. Avete veduti i cavalli che si sono fermati davanti alla mia porta?
— Certamente, eccellenza; sono ancor molto belli.
— E come accade dunque, disse Monte-Cristo aggrottando il sopracciglio, che mentre ho ordinato i due più bei cavalli che fossero a Parigi, vi siano ancora dei cavalli più belli dei miei, che non siano nelle mie scuderie? — All’aggrottarsi delle sopracciglia, ed al tuono severo di quella voce, Alì abbassò la testa ed impallidì. — Non è tua colpa, buon Alì, disse in arabo il conte con una dolcezza che non sarebbesi creduto poterla incontrare nè nella sua voce, nè sul suo viso, tu non t’intendi di cavalli inglesi. — La serenità ricomparve sui lineamenti d’Alì. — Signor conte, disse Bertuccio, i cavalli di cui mi parlate non erano da vendersi.
Monte-Cristo si strinse nelle spalle: — Sappiate, signor intendente, diss’egli, che tutto è sempre da vendersi per chi sa fissare il prezzo.
— Il sig. Danglars li ha pagati 16 mila fr. sig. conte.