— Ebbene, bisognava offrirgliene 32 mila; egli è un banchiere, ed un banchiere non lascia mai sfuggirsi l’occasione di raddoppiare il suo capitale.

— Il sig. conte parla sul serio? domandò Bertuccio.

Monte-Cristo guardò l’intendente come un uomo meravigliato che si fosse ardito fargli una simile interrogazione.

— Questa sera, diss’egli, ho una visita da restituire, voglio che quei due cavalli siano attaccati alla mia carrozza con finimenti nuovi. — Bertuccio si ritirò salutando; vicino alla porta si fermò: — A che ora, diss’egli, V. E. conta di fare la visita? — Alle cinque, disse Monte-Cristo.

— Farò osservare a V. E. che sono già le due, si arrischiò a dire l’intendente. — Lo so, si contentò di rispondere Monte-Cristo. Poi rivolgendosi ad Alì. — Fate passare tutti i cavalli davanti alla signora, diss’egli, e che ella scelga la pariglia che più le piace; e che mi faccia dire se vuole pranzar meco; in questo caso che sia apparecchiato nell’appartamento di lei. Andate, discendendo mandatemi il cameriere. — Non appena uscito Alì, entrò il cameriere. — Battistino, disse il conte, è ormai un anno che voi siete al mio servizio; questo è il tempo di esperimento che d’ordinario fisso alla mia servitù: son contento di voi. — Battistino s’inchinò. — Resta ora a sapersi se voi siete contento di me.

— Oh! sig. conte! si affrettò di dire Battistino.

— Ascoltatemi fino alla fine, riprese il conte. Voi avete 1500 fr. l’anno di salario, vale a dire il soldo di un buono e bravo ufficiale che arrischia la sua vita tutti i giorni; avete una tavola che molti capi di ufficio, servitori disgraziati, infinitamente più occupati di voi, non potrebbero desiderare di meglio. Domestico, voi stesso avete dei domestici che hanno cura della vostra biancheria e dei vostri effetti. Oltre a 1500 fr. di paga, voi mi rubate negli acquisti del mio vestiario, circa altri 1500 fr. ogni anno.

— Oh! eccellenza!

— Io non me ne lamento, Battistino, questa è cosa naturale; però desidererei che la cosa si limitasse qui. Voi dunque non ritrovereste in alcun altro luogo un posto simile a quel che vi ha dato la vostra buona fortuna. Io non percuoto mai la mia servitù, non bestemmio mai, non mentisco mai, non vado mai in collera, perdono sempre uno sbaglio, mai però una negligenza od una dimenticanza. I miei ordini sono ordinariamente brevi, ma chiari e precisi; amo meglio di ripeterli due ed anco tre volte che vederli male interpretati. Sono abbastanza ricco per sapere tutto quel che voglio sapere, e sono curiosissimo, ve ne prevengo. Se io sapessi adunque che voi aveste parlato di me in bene od in male, che aveste fatti dei commenti sulle mie azioni, sorvegliata la mia condotta, uscireste sul momento da casa mia: io non avverto un servitore che una sola volta. Ora siete avvertito. Andate! — Battistino s’inchinò e fece tre o quattro passi per ritirarsi. — A proposito, riprese il conte, dimenticava di dirvi che ogni anno io metto a frutto un certo capitale sulla vita dei miei domestici. Quelli che licenzio dal mio servizio perdono necessariamente questa somma, che va in profitto di quelli che rimangono, e della quale andranno in possesso dopo la mia morte. È passato l’anno che siete al mio servizio, ed il vostro capitale è già incominciato; sappiatelo far continuare. — Questo discorso, fatto davanti ad Alì che rimaneva impassibile, poichè non capiva una parola di francese, produsse su Battistino un effetto che sarà facile ad essere capito da quelli che hanno qualche poco studiata la fisiologia del domestico francese.

— Cercherò di conformarmi su tutti punti alla volontà di V. E., diss’egli, e per far meglio, seguirò l’esempio di Alì.