— E sarà vero signore? domandò la baronessa.
— Che cosa? domandò Danglars visibilmente agitato.
— Ciò che mi disse questa donzella?
— E che cosa vi ha detto?
— Che al momento che il mio cocchiere è andato per attaccare i miei cavalli alla mia carrozza, non li ha trovati in iscuderia; che significa ciò? io lo domando?
— Signora, disse Danglars, ascoltatemi.
— Oh! io vi ascolto, signore, perchè sono ben curiosa di sentire ciò che voi mi saprete dire: io farò questi signori giudici fra noi, e comincerò per dir loro come stanno le cose: signori; continuò la baronessa, il sig. barone Danglars ha dieci cavalli in iscuderia; fra essi ve ne sono due che sono i miei grigi-pomellati. Ebbene! al momento in cui la sig.ª Villefort mi chiede in prestito la mia carrozza, ed io la prometto a lei per domani al bosco, ecco che i due cavalli non si trovano più. Il signor Danglars avrà trovato a guadagnarvi sopra qualche migliaio di franchi. Oh! che razza villana, mio Dio! che è quella degli speculatori.
— Signora, rispose Danglars, i cavalli erano troppo vivaci, essi avevano appena quattro anni, e mi facevano delle paure orribili per voi.
— Eh! ben sapete, disse la baronessa, che da un mese ho al mio servizio il miglior cocchiere di Parigi, a meno che non lo abbiate venduto coi cavalli.
— Amica cara, ve ne troverò degli uguali, ed anche dei più belli, se sarà possibile, ma che saranno cavalli docili e quieti che non ispireranno simili terrori.