— Possibile? disse Monte-Cristo, fingendo meraviglia.

— È incredibile! mormorò il banchiere. — La Baronessa disse due parole all’orecchio di Debray, che a sua volta si accostò al conte: — La baronessa mi fa chiedere quanto ve li ha fatti pagare suo marito.

— Non lo so bene, disse il conte, è una sorpresa che mi ha fatta il mio intendente, e credo che mi costi 30 mila fr.

Debray andò a riportare la risposta alla baronessa.

Danglars era così pallido, e così sconcertato che il conte fece mostra d’averne pietà: — Vedete come sono ingrate le donne, diss’egli, questa previdenza per parte vostra non ha commosso per nulla la baronessa; ingrata non è la parola adatta, dovrei dire pazza; ma che volete farci? siamo sempre ciò che nuoce, per cui la più corta, credetemi, barone mio, è quella di lasciarle far sempre di testa loro; se almeno se la rompono, non hanno a prendersela che con sè stesse.

Danglars non rispose una parola: egli prevedeva prossima ad avvenire una scena disastrosa; le sopracciglia della baronessa eransi già aggrottate, e, come quelle di Giove Olimpico, presagivano un uragano. Debray che lo sentiva ingrossare, prese pretesto di un affare, e partì. Monte-Cristo che non voleva, col restar più lungamente, guastare la posizione di cui contava approfittarsi, salutò la sig.ª Danglars e si ritirò, abbandonando il barone alla collera della moglie. — Buono! pensò Monte-Cristo nel ritirarsi, sono pervenuto ove voleva giungere, ecco che tengo nelle mie mani la pace della famiglia, e che con un sol tratto vado a guadagnarmi il cuore del signore e della signora, quale felicità!... Ma in mezzo a tutto questo non sono stato presentato a madamigella Eugenia Danglars, che pure avrei desiderato molto di conoscere. Ma, soggiunse egli con quel sorriso suo particolare; eccoci a Parigi, ed abbiamo innanzi a noi il tempo... ciò sarà per il seguito.

Con queste riflessioni il conte montò in carrozza, e rientrò in casa sua. Due ore dopo la sig.ª Danglars ricevette una graziosa lettera dal conte di Monte-Cristo, nella quale le diceva, che non volendo cominciare il suo ingresso nel mondo parigino facendo disperare una bella donna, la supplicava di riprendere i suoi cavalli. Essi avevano gli stessi finimenti che ella aveva veduti la mattina, soltanto in ciascuna rosetta che portavano sotto l’orecchia, il conte aveva fatto mettere un diamante.

Danglars ebbe pure una lettera. Il conte con essa gli chiedeva il permesso di condonare alla baronessa un capriccio da milionaria, e lo pregava di scusare il modo orientale con cui era accompagnato il rinvio dei cavalli.

La sera il conte partì per Auteuil, accompagnato da Alì. La dimane verso le tre, Alì fu chiamato da un tocco del campanello, ed entrò nel gabinetto del conte. — Alì, diss’egli, tu mi hai spesso fatto capire la tua destrezza nel lanciare il laccio?

Alì fece segno di sì, e si raddrizzò con fierezza.