— Ah! signore, gridò la madre, non dite questo soltanto per tranquillarmi! Vedete come è pallido? figlio mio! figlio mio! mio Edoardo! rispondi dunque a tua madre. Ah! signore! mandate a cercare un medico, la mia fortuna è a chi mi restituisce il figlio! — Monte-Cristo fece un gesto per calmare la madre desolata, ed aprendo un bauletto ne cavò una piccola bottiglia di cristallo di Boemia incrostata d’oro, contenente un liquore rosso come il sangue, e ne lasciò cadere una sola goccia sulle labbra del fanciullo, il quale quantunque sempre pallido, riaprì subito gli occhi. A questa vista la gioia della madre divenne quasi un delirio:

— Ove son’io? gridò ella, e a chi devo tanta felicità dopo una prova sì crudele?

— Voi siete, signora, rispose Monte-Cristo, in casa di un uomo felice di avervi potuto risparmiare un dispiacere.

— Oh! maledetta curiosità! disse la dama; tutta Parigi parla di questi magnifici cavalli della sig.ª Danglars, ed io ho avuta la follia di volerli sperimentare.

— Come! gridò il conte con una sorpresa recitata stupendamente, questi cavalli sono quelli della baronessa Danglars?

— Sì, signore, la conoscete voi?

— La signora Danglars?.... ho questo onore, e la mia gioia è doppia nel vedervi salva dal pericolo che vi hanno fatto correre questi cavalli, mentre voi avreste potuto addebitarne me: io aveva acquistati questi cavalli dal barone, ma la baronessa mi parve talmente afflitta, che glieli rimandai ieri, pregandola a volerli accettare dalle mie mani.

— Ma allora dunque siete il conte di Monte-Cristo di cui mi ha tanto parlato ieri Erminia?

— Sì, signora, disse il conte.

— Ed io, signore, Luigia di Villefort. — Il conte la salutò come se questo cognome gli arrivasse del tutto nuovo.