— Oh! quanto vi sarà riconoscente il sig. de Villefort, riprese Luigia, perchè finalmente vi dovrà la vita di noi due, voi gli avete reso la moglie ed il figlio; certamente, senza il generoso vostro servitore, questo caro fanciullo ed io saremmo rimasti uccisi.

— Pur troppo! signora; fremo ancora pensando al pericolo che avete corso.

— Oh! spero che mi permetterete di compensare degnamente lo zelo di quest’uomo.

— Signora, rispose Monte-Cristo, non mi guastate Alì ve ne prego, nè con elogi, nè con ricompense; non voglio che prenda queste abitudini. Alì è mio schiavo; salvandovi la vita ha servito me, ed è suo dovere il servirmi.

— Ma egli ha arrischiata la sua vita! disse la sig.ª de Villefort, alla quale questo tuono di padrone imponeva in un modo singolare.

— Ed io ho salvata la sua, signora, rispose Monte-Cristo, per conseguenza essa mi appartiene. — La sig.ª de Villefort si tacque: forse rifletteva a quest’uomo, che dal primo momento faceva tanta impressione sugli spiriti. Durante questi momenti di silenzio, il conte potè considerare con suo comodo quel fanciullo, che la madre copriva di tanti baci. Egli era piccolo, gracile, bianco di pelle come i fanciulli rossi, ad onta che una foresta di capelli neri, ribelli ad ogni acconciatura, ne coprisse la fronte rotondeggiante, e cadendo sulle spalle ne contornasse il viso, e raddoppiasse la vivacità degli occhi pieni di furba malizia e di giovanile cattiveria; la bocca, appena ritornata vermiglia, era sottile nelle labbra, e larga nell’apertura: i lineamenti di questo fanciullo di otto anni, annunciavano un’età almeno di 12 anni. Il primo movimento fu di sciogliersi, con una rozza scossa, dalle braccia di sua madre, e di andare ad aprire il bauletto da dove il conte aveva tratta la boccetta d’elixir: quindi, senza domandare il permesso ad alcuno e giusta quanto sogliono fare i fanciulli avvezzi a soddisfare tutti i loro capricci, si mise a levare il turacciolo a tutte le ampolle: — Non toccate queste, amico mio, disse prestamente il conte, alcuni di questi liquori sono pericolosi non solamente a beversi, ma ancora ad odorarsi. — La sig.ª de Villefort impallidì ed arrestò il braccio di suo figlio che ricondusse a sè; ma appena sedato il suo timore, gettò sul bauletto un corto ma espressivo sguardo, che il conte prese di volo. In questo momento entrò Alì. La sig.ª de Villefort fece un movimento di gioia, e tirando più vicino a sè il fanciullo; — Edoardo, gli disse, vedi, questo buon servitore? Egli è stato molto coraggioso, perchè ha esposto la sua vita per fermare i cavalli che ci trascinavano, e la carrozza ch’era vicina a fracassarsi, ringrazialo dunque, perchè, senza lui, a quest’ora forse saremmo morti. — Il fanciullo allungò le labbra, e voltò sdegnosamente la testa: — È troppo brutto, diss’egli. — Il conte sorrise come se il fanciullo compiesse una delle sue speranze. Quanto alla sig.ª de Villefort, sgridò il figlio tanto blandamente, che non avrebbe certamente dato nel genio di Giovan-Giacomo Rousseau, se il piccolo Edoardo si fosse chiamato Emilio.

— Vedi tu, disse in arabo il conte ad Alì, questa signora prega suo figlio di ringraziarti per la vita che tu hai salvata ad entrambi, ed il fanciullo risponde che sei troppo brutto. — Alì per un momento volse la testa intelligente, ed osservò il fanciullo apparentemente senza espressione, ma un semplice tremito della sua narice fece accorto Monte-Cristo, ch’era rimasto ferito nell’anima.

— Signore, chiese la sig.ª de Villefort alzandosi per ritirarsi, questa casa è la vostra abitazione continua?

— No, signora, rispose il conte, è una specie di luogo di riposo, che ho acquistato: io abito all’entrata dei Campi-Elisi n. 30. Ma vedo che voi siete del tutto rimessa e che desiderate ritirarvi. Ho ordinato che siano attaccati alla mia carrozza quei medesimi cavalli; e Alì, quel servitore così brutto, diss’egli sorridendo al fanciullo, avrà l’onore di condurvi a casa, mentre che il vostro cocchiere resterà qui per fare accomodare la vettura. Così appena terminata questa piccola faccenda indispensabile, una delle mie pariglie lo ricondurrà direttamente dalla sig.ª Danglars.

— Ma, disse la sig.ª de Villefort, non avrò mai il coraggio di ritornare con gli stessi cavalli.