— Oh! vedrete, signora, che sotto la mano d’Alì diventeranno docili come agnelli.

In fatto Alì si era avvicinato ai cavalli, che a grande stento era riuscito a far ritornare in piedi. Egli teneva in mano una piccola spugna imbevuta d’aceto aromatico; ne strofinò le narici e le tempia ai cavalli, coperti di sudore e di schiuma, e quasi subito si misero a soffiare fortemente, e a fremere in tutte le loro membra per qualche secondo.

Quindi in mezzo ad una folla numerosa richiamata dall’avvenimento e dalla rottura della carrozza innanzi la casa, Alì fe’ attaccare i cavalli al coupé del conte, riunì le redini, salì sul seggio, e, con grande stupore di tutti gli assistenti che avevano veduto questi cavalli slanciati come da un turbine, fu obbligato ad usare vigorosamente la frusta per farli partire, e anche non potè ottenere dai famosi grigio-pomellati, ora stupidi, petrificati, morti, che un trotto tanto mal sicuro e languido che abbisognò alla sig.ª de Villefort, impiegare quasi due ore per giungere al sobborgo Sant’Onorato ove abitava. Appena giunta in casa, e calmate le prime emozioni di famiglia, ella scrisse subito il seguente biglietto alla sig.ª Danglars.

«Cara Erminia.

«Sono stata miracolosamente salvata in un con mio figlio da quello stesso conte di Monte-Cristo, di cui ieri sera voi mi avete tanto parlato, e che era lungi dal credere che avrei veduto ªoggi. Ieri mi parlaste di lui con un entusiasmo tale ch’io non potei far a meno di scherzarne con tutto il mio piccolo spirito, ma oggi ritrovo questo entusiasmo molto al disotto dell’uomo che lo ispirava. I vostri cavalli avevano presa la mano a Ranelangh come se fossero stati invasi dalla frenesia, e noi probabilmente saremmo andati in pezzi, Edoardo ed io, contro il primo albero della strada, od il primo muro del villaggio, quando un arabo, un moro, uno della Nubia, un uomo nero infine, al servizio del conte, ha, dietro un suo cenno, io credo, fermato lo slancio dei cavalli col rischio di essere egli stesso ucciso, ed è proprio un miracolo che non lo sia stato. Allora il conte è accorso, e ci ha portati in casa sua, ed ha richiamato mio figlio alla vita. Nella sua carrozza fui ricondotta a casa; domani vi sarà rimandata la vostra. Ritroverete i vostri cavalli avviliti dopo questo accidente; sono divenuti come ebeti; si direbbe che non possono perdonare a sè stessi di essersi lasciati vincere da un uomo. Il conte mi ha incaricato di dirvi che due giorni di riposo sulla paglia, e l’orzo per solo nutrimento, si rimetteranno nello stesso stato florido, vale a dire spaventoso, come lo erano ieri.

«Addio! non vi ringrazio della mia passeggiata; e ciò non pertanto, quando vi rifletto, è un’ingratitudine il conservarvi rancore pel capriccio della vostra pariglia, poichè ad esso devo il piacere d’aver veduto il conte di Monte-Cristo, e l’illustre forestiero mi sembra, prescindendo dai milioni di cui può disporre, un problema sì curioso e così importante, che conto di studiarlo ad ogni costo, dovessi ancora rifare un’altra passeggiata al bosco coi vostri proprii cavalli.

«Edoardo ha sopportato l’avventura con un coraggio miracoloso. Egli è svenuto, ma non ha mandato un grido prima, nè versata una lagrima dopo. Direte ancora che il mio amore materno mi acceca, ma vi è un’anima di ferro in quel piccolo corpo così gracile e così delicato.

«La nostra cara Valentina dice molte cose alla vostra cara Eugenia; io vi abbraccio di tutto cuore.

Luigia de Villefort.

— «P. S. Fatemi dunque trovare in casa vostra in qualunque modo col conte di Monte-Cristo, voglio assolutamente rivederlo. Del resto però, ho ottenuto dal sig. de Villefort che gli faccia una visita; spero che gliela restituirà.»