La reazione fu sollecita su Massimiliano: — Oh gridò egli, Valentina, Valentina! dimenticate le mie parole, se in esse vi è qualche cosa che possa offendervi!
— No, diss’ella, voi avete ragione: ma non vedete che io sono una povera creatura abbandonata in una casa straniera; e la cui volontà è stata annullata da dieci anni, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto dalla volontà di ferro dei padroni che gravitano su di me? Nessuno sa quello che io soffro, ed io non l’ho detto ad altri che a voi. In apparenza, ed agli occhi di tutto il mondo, tutti sono buoni con me, tutti affettuosi, ed in realtà tutti mi sono nemici. Il mondo dice: «Il sig. de Villefort è troppo grave e troppo severo per essere molto tenero con sua figlia, ma ella ha avuto almeno la felicità di ritrovare nella sig.ª de Villefort una seconda madre.» Ebbene il mondo s’inganna, mio padre m’abbandona con indifferenza, e mia matrigna mi odia con un accanimento tanto più terribile, in quanto che è velato da un eterno sorriso.
— Odiarvi! Valentina! e come mai può farsi?
— Ahimè, amico mio, sono forzata a confessarvi che quest’odio per me, viene da un sentimento quasi naturale. Ella adora suo figlio, mio fratello Edoardo. — Ebbene?
— Ebbene! mi sembra strano immischiare a quel che dicevamo una quistione di denaro; ebbene! amico mio credo almeno che il mio odio venga di là. Siccome ella non ha beni di sua parte, ed io sono già ricca anche dal solo lato di mia madre, fortuna che mi verrà un giorno raddoppiata da quella del sig. e della sig.ª di Saint-Méran, che deve ricadere su me, ebbene! credo ch’ella sia invidiosa. Oh! mio Dio! se io potessi regalarle la metà di questa fortuna e ritrovarmi presso il sig. de Villefort come una figlia nella casa di suo padre, lo farei in questo medesimo punto.
— Povera Valentina!
— Sì, mi sento incatenata, e nello stesso tempo sono così debole, che mi sembra che questi ceppi mi sostengano, ed ho paura a romperli. D’altra parte mio padre non è quel tal uomo di cui si possano infrangere impunemente gli ordini; egli è possente contro di me, e lo sarebbe ancora contro di voi, lo sarebbe contro il re stesso coperto come egli è da un irreprensibile passato, e da una posizione quasi inattaccabile. Oh! Massimiliano, ve lo giuro, non combatto perchè temo d’infranger voi al pari di me in questa lotta.
— Ma finalmente, Valentina, riprese Massimiliano, perchè disperarvi così, e vedere l’avvenire sempre tetro?
— Oh! amico mio, perchè lo giudico dal passato.
— Ciò nonostante vediamo, se io non sia un partito illustre sotto il punto di vista della nobiltà, però sono unito per più di un motivo alla società nella quale vivete; il tempo in cui vi erano due Francie nella Francia, più non v’è; le più elevate famiglie della monarchia si sono fuse in quelle dell’impero; l’aristocrazia della lancia ha sposato la nobiltà del cannone. Ebbene! io appartengo a quest’ultima; ho una bella carriera innanzi a me nell’esercito, ho una fortuna limitata; la memoria infine di mio padre è onorata nel nostro paese, come quella di uno dei più onesti negozianti che abbiano mai esistito. Dico nel nostro paese, Valentina, perchè voi siete quasi di Marsiglia.