— La cosa è bizzarra, pensò Massimiliano; vostro padre mi odierebbe dunque, mentre vostro nonno al contrario... oh! quale stranezza son questi amori e questi odii di partito!
— Zitto, gridò d’improvviso Valentina, nascondetevi, salvatevi, vien gente. — Massimiliano corse ad una zappa, e si mise a zappare il trifoglio senza pietà. — Madamigella, madamigella, gridò una voce dietro gli alberi, la sig.ª de Villefort vi cerca, e vi chiama da per tutto. Vi è una visita in salotto. — Una visita! disse Valentina agitata, e chi è che ci fa questa visita? — Un gran signore, un principe a quanto dicono, il conte di Monte-Cristo.
— Vengo, disse ad alta voce Valentina. — Questa parola fece tremare dall’altra parte del cancello, colui al quale la parola vengo di Valentina serviva di addio.
— Oh! disse a sè stesso Massimiliano appoggiandosi pensieroso alla zappa, come mai il conte di Monte-Cristo conosce il sig. de Villefort?...
LI. — TOSSICOLOGIA.
Era realmente il conte di Monte-Cristo che entrava dalla sig.ª de Villefort, colla intenzione di restituirle la visita che il procuratore del re gli aveva fatta, ed a questo nome tutta la casa, come lo si può ben figurare, s’era messa in emozione. La sig.ª de Villefort, che non era sola nel salotto, quando fu annunziato il conte, fece subito chiamare suo figlio, perchè rinnovasse i ringraziamenti al conte, ed Edoardo, che da due giorni non aveva cessato di sentir parlare di questo gran personaggio, accorse in fretta, non per ubbidire a sua madre, non per ringraziare il conte, ma per fare qualche osservazione, e così pronunciare uno di quei lazzi che facevano dire a sua madre: oh! che cattivo fanciullo; ma bisogna pure che gli perdoni; ha tanto spirito!
Dopo i primi complimenti d’uso, il conte domandò del sig. de Villefort: — Mio marito è andato a pranzo dal sig. cancelliere, rispose la giovane sposa; è partito sono pochi momenti, e sarà bene dispiaciuto, ne son sicura, di essere stato privato della fortuna di vedervi. — Gli altri due visitatori che avevano preceduto il conte nel salotto, e che lo divoravano cogli occhi, si ritirarono dopo quel tempo conveniente che esige l’educazione e la curiosità. — A proposito, che fa dunque tua sorella Valentina? domandò la sig.ª de Villefort ad Edoardo; ch’ella sia prevenuta affinchè abbia l’onore di presentarla al sig. conte.
— Avete una figlia, signora? domandò il conte; ma ella deve essere una bambina.
— È la figlia del sig. de Villefort, replicò la giovane sposa; una figlia del primo matrimonio; una bella giovinetta.
— Ma malinconica, interruppe il giovine Edoardo, strappando per farsene un pennacchio al cappello una penna di una magnifica ara, che gridava pel dolore nella gabbia dorata. La signora de Villefort si limitò a dire. — Quieto, Edoardo!