— Pur troppo! sì, nel povero vecchio vi è completa assenza di movimenti, l’anima sola veglia in quella macchina umana, ed anche pallida e tremante come una lampada vicina ad estinguersi... Ma perdono, signore, di trattenervi sui nostri domestici infortuni, io vi ho interrotto al momento che dicevate di essere un abile chimico.
— Oh! io non diceva questo, signora, rispose il conte con un sorriso, bene diversamente ho studiato la chimica, perchè risoluto a vivere particolarmente in Oriente ho voluto seguire l’esempio del re Mitridate.
— Mitridates rex Ponticus, disse lo stordito ragazzo stracciando dei profili in un magnifico album; quello che faceva colazione tutte le mattine con una tazza di veleno col fior di latte.
— Edoardo! cattivo ragazzo! gridò la sig.ª de Villefort strappando il libro mutilato dalle mani del figlio, siete insopportabile, andate a raggiungere vostra sorella Valentina presso il nonno.
— L’album, disse Edoardo. — Come, l’album?
— Sì, lo voglio... — Perchè avete stracciato i disegni?
— Perchè ciò mi diverte. — Andatevene; andate!
— Non me ne andrò, se prima non mi si dà l’album, disse il fanciullo ponendosi in una gran seggiola.
— Prendete e lasciateci tranquilli, disse la sig.ª de Villefort. — E dette l’album ad Edoardo che partì accompagnato da sua madre. — Il conte seguì cogli occhi la sig.ª de Villefort. — Vediamo s’ella chiude la porta dietro a lui mormorò egli. — La sig.ª de Villefort chiuse la porta con la più gran cura dietro al fanciullo, il conte fece mostra di non accorgersene. Indi gettando un ultimo sguardo intorno e sè la giovane sposa si mise a sedere sulla poltrona.
— Permettetemi di farvi osservare, signora, disse il conte con quella bonarietà che gli conosciamo, esser voi un poco severa con questo grazioso folletto.