— Certamente, ben inteso però che non si fosse premunito di antidoto che contro il veleno a cui si fosse assuefatto.
— Oh! capisco; ed in qual modo ve ne abituereste voi, per esempio; ovvero in qual modo ve ne siete già abituato?
— Supponete che sappiate già prima di qual veleno si voglia usare contro di voi; supponete che sia della brucnina....
— La brucnina si cava dalla falsa angustura, io credo, disse la sig.ª de Villefort.
— Precisamente signora, disse Monte-Cristo; ma veggo bene che mi resta poco ad insegnarvi, abbiatene le mie congratulazioni; simili erudizioni sono rare nelle donne.
— Oh! ve lo confesso signore, io ho il più vivo trasporto per le scienze occulte, che parlano all’immaginazione a guisa di una poesia, e si risolvono in cifre come una equazione algebrica; ma continuate, vi prego; ciò che mi dite m’importa al più alto punto.
— Ebbene, riprese Monte-Cristo, supponete che questo veleno sia la brucnina, per esempio, e che ne prendiate un millesimo di grammo il primo giorno, due il secondo ecc. Ebbene! in capo a 10 giorni ne prenderete un centigrammo, in capo a venti giorni aumentando di un altro milligrammo, ne prenderete tre centigrammi, vale a dire una dose che supporterete senz’alcuno inconveniente, e che sarebbe pericolosissima per un’altra persona che non avesse prese le stesse cautele di voi; finalmente in capo ad un mese, bevendo dell’acqua nello stesso bicchiere, voi ammazzerete una persona che beve di quest’acqua, nello stesso tempo che voi senz’accorgervi che da un piccolo mal essere, che v’era una sostanza velenosa mescolata a quell’acqua.
— Voi non conoscete altri contravveleni?
— Non ne conosco altri.
— Aveva spesso letta e riletta questa storia di Mitridate, disse la sig.ª de Villefort, e l’aveva creduta una favola.