— Voi siete in palco con una bellissima signora, sig. conte, diss’Eugenia, è vostra figlia?

— No, madamigella, disse Monte-Cristo maravigliato da questa estrema ingenuità, o da questa sorprendente destrezza! è una povera greca di cui io sono il tutore.

— Come si chiama?... — Haydée, rispose Monte-Cristo.

— Una greca, mormorò il conte di Morcerf.

— Sì, conte, disse la sig.ª Danglars, e ditemi se alla corte d’Alì-Tebelen, ove avete servito gloriosamente, avete mai veduto un costume così ammirabile, quanto è quello che abbiamo innanzi agli occhi.

— Ah! disse Monte-Cristo, voi avete servito a Giannina?

— Sono stato generale istruttore delle soldatesche del Pascià, rispose Morcerf, e la mia piccola fortuna, non lo nascondo, mi viene dalla liberalità di questo illustre capo albanese.

— Guardate dunque, insistè la sig.ª Danglars.

— E dove? balbettò Morcerf. — Osservate, disse Monte-Cristo. — E circondando il conte col braccio, sporse con lui fuori del palco. In questo momento Haydée che cercava cogli occhi il conte scoperse la sua pallida testa vicino a quella di Morcerf che teneva abbracciato. Questa vista produsse sulla giovanetta l’effetto della testa di Medusa; fece un movimento colla testa in avanti, come per divorarli entrambi collo sguardo; poi quasi subito si gettò in addietro, mandando un debole grido, che fu però inteso dalle persone che le erano vicine, e da Alì che aperse subito la porta.

— Osservate! disse Eugenia, che accade alla vostra pupilla, sig. conte? si direbbe che si senta male.