— Ah! dunque io dovrò tutto a quest’ottimo principe! Perciò che non farei io per servirlo bene?

— Alla buon’ora, disse la marchesa, ecco come io vi desidero; venga ora un cospiratore, e sarà il ben venuto.

— Ed io, madre mia, disse Renata, prego il cielo che non vi ascolti; che egli non invii a Villefort che dei ladroncelli, dei piccoli fallimenti, dei timidi scrocconi; in questo modo soltanto potrò dormire tranquilla.

— Egli sarebbe come se, disse ridendo Villefort, voi desideraste ad un medico che avesse a curare soltanto delle emicranie, delle flussioncelle, delle punzicature di api, tutte cose che non sono di menomo rischio. Ma se volete vedermi procuratore del Re, auguratemi al contrario che io abbia a curare di quelle malattie che fanno onore al medico. — In questo momento, come se il destino avesse aspettato il voto di Villefort per esaudirlo, un cameriere entrò e gli disse qualche parola all’orecchio; Villefort lasciò la tavola scusandosi, e ritornò dopo brevi momenti col viso aperto e le labbra sorridenti. Renata lo guardò con amore; perchè veduto così, cogli occhi azzurri, col colorito maschio e le nere barbette che gli contornavano il viso era veramente un bello ed elegante giovinotto. Per tal modo tutta l’anima della giovinetta sembrava dipendere dalle sue labbra, aspettando che spiegasse la causa della sua momentanea assenza.

— Ebbene, disse Villefort, voi desideravate madamigella non ha guari di avere un medico per marito. Io ho per lo meno coi medici questo di simile che non son mai padrone del mio tempo, e che son disturbato anche vicino a voi, anche al pranzo di nozze.

— E per qual causa venite dunque disturbato? domandò la bella giovinetta con una leggiera inquietudine.

— Ahimè, per un malato che, a quanto sembra, se debbo credere a quello che mi è stato detto, trovasi agli estremi; questa volta è un caso grave, e la malattia confina molto col patibolo. — Oh! mio Dio, gridò Renata impallidendo.

— Davvero? disse ad una voce tutta l’assemblea.

— Sembra che siasi scoperto niente meno che un complotto bonapartista. — Sarebbe possibile! gridò la marchesa.

— Ecco la lettera di denunzia, e Villefort, lesse ad alta voce. — «Il signor procuratore del Re, è avvisato da un amico del Trono e della Religione, che il nominato Edmondo Dantès, secondo nel bastimento il Faraone giunto questa mattina da Smyrne, dopo aver toccato Napoli e Porto-ferraio, è stato incaricato da Murat di una lettera per l’usurpatore e dall’usurpatore di una lettera per il comitato bonapartista di Parigi. Si avrà la prova del suo delitto arrestandolo poichè si troverà questa lettera o nelle sue tasche o presso del padre, o nel suo gabinetto a bordo del Faraone».