— Ma disse Renata, questa non è che una lettera anonima, e diretta al Procuratore del Re, e non a voi.

— Sì, ma il Procuratore del Re è assente; in sua assenza la lettera è stata portata al suo segretario, che è facoltato ad aprire le lettere. Egli dunque ha aperta questa, mi ha fatto cercare, e non avendomi ritrovato, ha dato gli ordini necessari per l’arresto.

— Il colpevole dunque è già arrestato, disse la marchesa.

— Cioè l’accusato, soggiunse Renata.

— Sì, o signora, disse Villefort, e come aveva l’onore di dire or ora a madamigella, se la lettera si ritrova, il malato è malato gravemente.

— E dov’è quest’infelice? domandò Renata.

— A casa mia che mi aspetta.

— Adunque, amico mio, disse il marchese, non mancate al vostro dovere per trattenervi con noi, andate che il servizio del Re lo impone.

— Ah! signor Villefort siate indulgente, disse Renata giungendo le mani, ricordatevi che questo è il giorno dei vostri sponsali. — Villefort fece un giro intorno alla tavola, e avvicinandosi alla sedia della giovinetta, sulla spalliera della quale si appoggiò: — Per risparmiarvi un’inquietudine, diss’egli, farò quanto potrò, mia cara Renata; ma se gl’indizi sono sicuri, e l’accusa è vera, bisognerà bene tagliare questa cattiva erba bonapartista.

Renata rabbrividì a questa parola tagliare poichè l’erba che si dovea tagliare era la testa di un uomo.