— Oh! se sapeste Massimiliano, non è più Edoardo che regna nella casa, ma il conte ricercato dalla sig.ª de Villefort, che vede in lui il riassunto delle umane conoscenze, ammirato, intendete? ammirato da mio padre, che dice di non aver mai inteso formolare con maggiore eloquenza le idee più sublimi, idolatrato da Edoardo che ad onta della sua paura pe’ grandi occhi neri del conte, corre da lui tosto che lo vede giungere e gli apre la mano, ove ritrova sempre qualche scherzo ammirabile: il sig. di Monte-Cristo quando è dalla sig.ª de Villefort, è come fosse in casa sua.

— Ebbene! cara Valentina, se le cose sono così, come dite, dovete di già risentire o risentirete ben presto gli effetti della sua presenza. Egli incontra Alberto de Morcerf in Italia, e ciò per sottrarlo dalle mani dei briganti, vede la sig.ª Danglars, e ciò per farle un regalo da re; vostra matrigna e vostro fratello passano davanti alla sua porta, e ciò perchè il suo moro salvi loro la vita. Quest’uomo ha evidentemente ricevuto il potere di avere influenza sugli avvenimenti, sugli uomini, e sulle cose. Non ho mai veduto gusti più semplici collegati ad una più alta magnificenza. Il suo sorriso è sì dolce quando me lo indirizza, che io dimentico come gli altri trovino il suo sorriso amaro: oh! ditemi, Valentina, vi ha egli sorriso in tal modo? Se lo ha fatto, sarete felice.

— No, disse la giovinetta, egli mi guarda appena, o piuttosto se passo per caso, volge lo sguardo altrove. Oh! Non è generoso, non ha quello sguardo profondo che legge nell’interno dei cuori, e che voi gli supponete a torto; poichè se avesse avuto questo sguardo, avrebbe veduto che io sono l’infelice, perchè se fosse generoso, vedendomi sola e trista nel mezzo di questa famiglia, mi avrebbe protetta con quella influenza ch’egli esercita; e poichè rappresenta, a quanto pretendete, la parte di sole, avrebbe riscaldato il mio cuore ad uno dei suoi raggi. Voi dite che vi ama, Massimiliano; che ne sapete? gli uomini fanno sempre viso grazioso ad un ufficiale alto 5 piedi ed 8 pollici come voi; che ha lunghi baffi, ed una gran sciabola, ma credono di potere schiacciare senza timore una povera giovinetta che piange.

— Ah! Valentina, v’ingannate, ve lo giuro!

— Se fosse altrimenti, se mi trattasse diplomaticamente, cioè come un uomo che vuole in un modo o nell’altro paoneggiare la famiglia, mi avrebbe, non fosse stato che una sola volta, onorata di quel sorriso che voi tanto mi vantate, ma no, mi ha veduta disgraziata, capisce che non posso essergli buona a niente, e non fa attenzione a me. Chi sa invece per fare la corte a mio padre, alla signora de Villefort, a mio fratello, che non mi perseguiti tanto, quando sarà in suo potere di farlo? vediamo francamente, Massimiliano, io non sono una donna che si debba disprezzare così senza ragione; voi me lo avete detto... Ah! perdonate, continuò la giovinetta vedendo la impressione che producevano le sue parole su Massimiliano, sono cattiva, e vi dico su quest’uomo cose che non sapeva neppure di avere in cuore. Ascoltate, non nego che quest’influenza di cui mi parlate, vi sia, e che egli non la eserciti anche su me; ma s’egli la esercita, è in un modo nocivo e corruttore, come lo vedete, dei vostri buoni pensieri.

— Sta bene, Valentina, disse Morrel con un sospiro, non ne parliamo più, non gli dirò niente.

— Ahimè! amico mio, disse Valentina, io vi affliggo, lo vedo; oh! ma finalmente non chiedo di meglio che di esser convinta, dite che ha dunque fatto per voi questo conte di Monte-Cristo?

— Voi mi mettete in un grande impaccio domandandomi ciò che ha fatto il conte per me; niente d’ostensibile, lo so bene. Vi ho già detto che la mia affezione per lui è tutta d’istinto, e che nulla ha di ragionato. Il sole mi ha forse fatto qualche cosa? no; egli mi riscalda e colla sua luce io vedo, ecco tutto. Il tale o tal altro profumo ha fatto qualche cosa per me? no, il suo odore ricrea aggradevolmente uno dei miei sensi, non ho altra cosa a dire quando mi si domanda perchè io vanti quel tale profumo. La mia amicizia per lui è strana, com’è la sua per me. Una voce segreta m’avverte che vi è qualche cosa più di un semplice caso in quest’amicizia impreveduta e reciproca, trovo della correlazione perfino nei suoi più segreti pensieri, fra le mie azioni ed i miei pensieri. Voi forse riderete di me, Valentina, ma da che conosco quest’uomo mi è venuta l’assurda idea, che tutto ciò che mi accade di bene provenga da lui; ciò non ostante ho vissuto trent’anni senza aver mai avuto bisogno di questo protettore, n’è vero? non importa, sentite un esempio. Egli mi ha invitato a pranzo per sabato, questa è una cosa naturale al punto in cui siamo? ebbene! che ho saputo dopo? che vostro padre è invitato a questo pranzo, che vostra madre vi verrà. M’incontrerò con essi, e chi sa ciò che potrà risultare per l’avvenire da questo incontro? ecco delle particolarità semplicissime in apparenza; ciò non ostante vi scorgo dentro qualche cosa che mi sorprende, vi pongo una strana confidenza. Mi dico che il conte, quest’uomo singolare che indovina tutto, ha voluto farmi ritrovare col sig. e colla sig.ª de Villefort, e qualche volta cerco, ve lo giuro, di leggere nei suoi occhi se ha indovinato il mio amore.

— Mio buon amico, disse Valentina, se non sentissi da voi che ragionamenti simili, vi prenderei per un visionario: ed avrei una vera paura, pel vostro buon senso. Non è forse un puro caso quest’incontro? In verità rifletteteci dunque. Mio padre che non esce mai è stato dieci volte sul punto di negare questo invito alla sig.ª de Villefort, la quale al contrario arde dal desiderio di vedere in sua casa questo straordinario nababbo, ed a gran stento ella ottenne che l’avrebbe accompagnata. No, no, credetemi, per voi Massimiliano, non ho altri a cui chiedere soccorso, che a mio nonno, un cadavere; altr’appoggio che in mia madre, un’ombra...

— Sento che avete ragione, Valentina, e che la logica sta dalla vostra parte, disse Massimiliano, ma la vostra dolce voce, sempre così possente in me oggi non mi convince.