— E la vostra ancor meno, disse Valentina, e vi confesso che se non avete altro esempio da citarmi...

— Ne ho uno, disse Massimiliano esitando, ma in vero, Valentina, m’è forza confessarlo, è ancor più assurdo del primo.

— Tanto peggio, disse sorridendo Valentina.

— Eppur, continuò Morrel, non è meno concludente per me, uomo tutto d’ispirazione e di sentimento, e che ho qualche volta in dieci anni che servo, dovuto la vita ad uno di quei lampi interni, che vi dicono di fare un movimento innanzi o indietro, perchè la palla che vi deve uccidere, vi passi d’accanto.

— Caro Massimiliano, perchè non fare onore alle preghiere in questa deviazione delle palle? quando siete in Africa, non prego più Dio per me, nè per mia madre, ma sol per voi.

— Sì, dacchè vi conosco, disse sorridendo Morrel, ma prima che vi conoscessi, Valentina.

— Vediamo, non volete essermi debitore di cos’alcuna, cattivo, tornate dunque a questo esempio che voi stesso confessate assurdo.

— Ebbene! guardate fra gli assi, ed osservate laggiù a quell’albero il nuovo cavallo col quale son venuto.

— Oh! che bestia ammirabile! perchè non lo avete condotto vicino al cancello? gli avrei parlato, ed egli mi avrebbe intesa.

— Infatto come lo vedete, è un animale di gran prezzo, disse Massimiliano; voi sapete che la mia fortuna è limitata, e che io altro non sono, come si dice, che un uomo ragionevole. Ebbene! avevo veduto da un mercante di cavalli questo magnifico Médéah, così lo chiamo, ne chiesi il prezzo, mi fu risposto 4500 fr., dovetti astenermi, come ben lo capirete, dal trovarlo tanto bello, e partii col cuore molto grosso, perchè il cavallo mi aveva guardato teneramente, mi aveva accarezzato con la testa, ed aveva corvettato sotto di me nel modo più elegante e grazioso. La stessa sera aveva in mia casa alcuni amici, il sig. Château-Renaud, il sig. Debray, e 5 o sei altri cattivi soggetti, che avete la fortuna di non conoscere neppur di nome. Ho proposta una partita di bouillotte; non giuoco mai perchè non sono abbastanza ricco da poter perdere, nè abbastanza povero per desiderare di vincere; io era in casa mia, e non altro avevo a fare che far prendere un mazzo di carte, e così feci. Quando ci mettemmo al tavolino, giunse il sig. di Monte-Cristo, si giuocò ed io vinsi, oso appena confessarvelo, Valentina, guadagnai 5 mila fr. Noi ci lasciammo a mezza notte; io non potei più contenermi, presi un cabriolet, e mi feci condurre dal mercante di cavalli. Palpitante suonai, egli venne ad aprirmi, e dovette prendermi per pazzo; io mi slanciai dall’altra parte della porta appena aperta; entrai in iscuderia, guardai alla rastrelliera. Oh! fortuna! Médéah rodeva il fieno; prendo una sella, gliela metto sul dorso, gli pongo le redini; poi depositando i 4500 fr. fra le mani del mercante stupefatto, ritorno, o piuttosto passo la notte a passeggiare nei Campi-Elisi. Ebbene! ho veduto il lume alla finestra del conte: e mi è perfino sembrato di scorgere l’ombra dietro la tenda. Or Valentina, giurerei, che il conte ha saputo che desideravo questo cavallo, e che ha espressamente perduto per farmelo guadagnare.