— Mio caro Massimiliano, disse Valentina, siete troppo fantastico... non mi amerete lungamente: un uomo sì poetico non saprebbe fissarsi a suo piacere in una passione monotona come la nostra, ma sentite... mi chiamano...

— Oh! Valentina, disse Massimiliano per la piccola fessura dell’assito...

— Avevamo detto, Massimiliano, che saremmo stati l’una per l’altro due voci, due ombre!

— Come vi piacerà, Valentina.

LVII. — IL SIG. NOIRTIER DE VILLEFORT.

Ecco ciò che accadde nella casa del procuratore del re dopo la partenza della sig.ª Danglars e di sua figlia durante la conversazione che abbiamo riferita. Il sig. de Villefort era entrato nella camera di suo padre, seguito dalla sig.ª de Villefort; in quanto a Valentina noi sappiamo dov’era.

Entrambi dopo aver salutato il vecchio e congedato Barrois, antico domestico, che era al loro servizio da 25 anni, avevano preso posto ai suoi lati. Il sig. Noirtier assiso in una gran poltrona a carrucole, dove veniva posto la mattina, e dove era levato la sera, seduto davanti ad uno specchio che riflettendo tutto l’appartamento gli permetteva di vedere, senza fare alcun movimento, divenuto impossibile, chi entrava nella sua camera, chi ne usciva, e tutto ciò che si faceva intorno a lui; il sig. Noirtier immobile come un cadavere guardava con occhi intelligenti e vivi i suoi figli, la cui cerimoniosa riverenza gli annunciava qualche dimostrazione ufficiale ed inattesa. La vista e l’udito erano i due soli sensi, che a guisa di due scintille animavano questa materia umana di già per tre quarti apparecchiata per la tomba: ed anche di questi due sensi un solo poteva rilevare all’esterno la vita interna che animava la statua; e lo sguardo che denunziava questa vita interna era paragonabile ad una di quelle luci lontane che, durante la notte, avvisano il viaggiatore perduto in un deserto che vi è ancora un essere esistente che veglia in quel silenzio ed in quella oscurità.

Così nell’occhio nero del vecchio Noirtier sormontato da un sopracciglio pur nero, mentre che la capigliatura, ch’egli portava lunga e pendente sulle spalle, era bianca; in quest’occhio, come accade in ciascun organo dell’uomo, esercitato a spese degli altri organi, si erano concentrate tutta l’attività, tutta la destrezza, tutta la forza, tutta l’intelligenza, sparse altra volta in questo corpo ed in questo spirito. Certamente mancavano il gesto del braccio, il suono della voce e l’attitudine del corpo; ma quell’occhio possente suppliva a tutto, egli comandava cogli occhi, ringraziava cogli occhi; era un cadavere cogli occhi vivi, e niente poteva essere qualche volta più spaventoso di questo viso di marmo, nell’atto del quale si accendeva una collera o rispondeva una gioia. Tre persone soltanto sapevano comprendere il linguaggio di questo povero paralitico. Villefort, Valentina, ed il vecchio domestico di cui abbiamo già parlato. Ma siccome Villefort non vedeva suo padre che rare volte, e per così dire solo quando non ne poteva far di meno; siccome quando lo vedeva, non cercava di compiacerlo comprendendolo; tutta la felicità del vecchio era riposta nella sua nipote Valentina la quale era giunta a forza di affezione, di amore, e di pazienza a comprendere con lo sguardo tutti i pensieri di Noirtier. A questo linguaggio muto o inintelligibile per tutt’altri, ella rispondeva con tutta la sua voce, tutta la sua fisonomia, tutta la sua anima, di modo che si stabilivano dei dialoghi animati fra questa giovinetta e questa pretesa argilla quasi ritornata polvere, e che ciò non ostante era ancora un uomo di un immenso sapere, di un’inaudita penetrazione, e di una volontà così possente quanto può essere l’anima racchiusa in una materia che poco si presta.

Valentina aveva dunque risoluto lo strano problema di capire il pensiero del vecchio, per fargli comprendere il suo, e mercè questo studio era ben raro che per le cose ordinarie della vita, ella non indovinasse con precisione il desiderio di quest’anima vivente, o di questo cadavere per metà insensibile.

Quanto al domestico, siccome serviva il padrone da 25 anni come abbiamo detto, egli conosceva tanto bene tutte le abitudini di lui ch’era ben difficile che Noirtier avesse bisogno di domandare qualche cosa; Villefort per conseguenza non aveva bisogno dei soccorsi nè dell’uno, nè dell’altro, per intavolare con suo padre la strana conversazione che veniva ad incominciare. Egli stesso, lo dicemmo, conosceva perfettamente il vocabolario del vecchio, e se non se ne serviva più spesso, era per noia o per indifferenza. Egli dunque lasciò discendere Valentina in giardino, allontanò Barrois, e dopo aver preso posto alla destra di suo padre, mentre che la sig.ª de Villefort sedeva alla sinistra di lui: