— Signore, disse, non vi maravigliate che Valentina non sia salita con noi, e che io abbia allontanato Barrois, perchè la conferenza che siamo per avere è una di quelle che non può essere fatta, nè davanti ad una giovinetta, nè davanti ad un domestico; la sig.ª de Villefort ed io abbiamo una comunicazione a farvi.
Il viso di Noirtier restò impassibile durante questo preambolo, mentre che al contrario l’occhio di Villefort sembrava scrutinare fino nel più profondo del cuore del vecchio.
— Questa comunicazione, continuò il procuratore del re col suo tuono ghiacciato, e che sembrava non ammettere mai contestazioni, siamo sicuri, la signora de Villefort ed io, che vi farà piacere.
L’occhio del vecchio continuò a restare immobile, ascoltava e niente più.
— Signore, riprese Villefort, noi maritiamo Valentina.
Una figura di cera non sarebbe a questa notizia rimasta più fredda di quel che fece la figura del vecchio.
— Il matrimonio avrà luogo fra tre mesi, riprese Villefort.
La sig.ª de Villefort prese a sua volta la parola e si affrettò di aggiungere:
— Abbiamo pensato che questa notizia avrebbe dell’interessamento per voi, signore, d’altra parte Valentina parve sempre attirar tutta la vostra attenzione, non ci rimane dunque altro a dirvi, se non che il nome del giovine che le vien destinato; egli è uno dei più onorevoli partiti, ai quali possa aspirare Valentina; vi sono ricchezze, un bel nome, e delle garanzie sicure di felicità nella condotta e nei gusti di colui che le destiniamo, ed il cui nome non dev’esservi sconosciuto: si tratta del sig. Franz de Quesnel, barone d’Épinay.
Villefort durante il piccolo discorso di sua moglie attaccava sul vecchio uno sguardo più attento che mai. Allorchè la sig.ª de Villefort pronunziò il nome di Franz, l’occhio di Noirtier, che suo figlio conosceva tanto bene, fremette; e le pupille dilatandosi come fossero state due labbra al momento di dire una parola, lasciarono travedere un baleno.