— Andiamo, fec’ella, ricorriamo ad altri mezzi giacchè sono così stupida! — Allora recitò una dopo l’altra tutte le lettere dell’alfabeto, dall’a fino alla n, mentre che il suo sorriso interrogava l’occhio del paralitico, alla lettera n Noirtier fece segno di sì. — Ah! disse Valentina la cosa dunque che desiderate comincia dalla lettera n, ebbene vediamo ciò che si deve aggiungere alla lettera n. Na, ne, ni, no... — Sì, sì, sì, fece il vecchio — Ah! è no. — Sì. — Valentina andò a cercare un dizionario che posò sul leggio davanti a Noirtier; ella l’apri e quando ebbe veduti gli occhi del vecchio fissarsi su i fogli, il suo dito scorse rapidamente le colonne dell’alto al basso. L’esercizio (da sei anni Noirtier era caduto nel tristo stato in cui si ritrovava), le aveva rese le prove così facili, ed indovinava così presto il pensiero del vecchio, come egli stesso lo avrebbe potuto cercare in un dizionario.

Alla parola notaro Noirtier le fece segno di fermarsi.

Notaro, diss’ella, vuoi un notaro, buon papà?

Il vecchio fece segno che desiderava effettivamente un notaro.

— Bisogna dunque mandare a cercare un notaro? domandò Valentina. — Sì, fece il paralitico. — Mio padre deve saperlo? — Sì. — Hai fretta di avere questo notaro?

— Sì. — Allora vado per fartelo cercare sul momento, caro padre. È forse questo tutto ciò che vuoi? — Sì.

Valentina corse al campanello e chiamò un domestico per far venire il sig. e la sig.ª de Villefort in camera del nonno.

— Sei tu contento, disse Valentina? Sì, lo credo bene! non è molto facile a trovar ciò. — E la giovinetta sorrise al vecchio come lo avrebbe fatto ad un fanciullo.

Il sig. de Villefort rientrò condotto da Barrois.

— Che volete, signore? domandò al paralitico.