— Per cui, rispose Villefort, non è la perdita del danaro che m’inquieta, quantunque 900 mila fr. possono ben valere un dispiacere, ma mi risento particolarmente di questa disposizione della sorte, del caso, della fatalità, non so come nominare la potenza che dirige il colpo che mi percuote, che rovescia le mie speranze di fortuna, e distrugge quasi l’avvenire di mia figlia, pel capriccio di un vecchio ricaduto nella infanzia.

— Eh! mio Dio! ma che cosa è dunque? gridò il conte, 900 mila fr. avete detto? ma in verità questa somma merita, che se ne affligga anche un filosofo. E chi vi procura questo dispiacere?

— Mio padre di cui vi ho parlato.

— Il sig. Noirtier? Davvero? Non mi diceste che era colpito interamente dalla paralisi, e che tutte le sue facoltà erano annichilite?

— Sì, le sue facoltà fisiche, perchè non può nè muoversi nè parlare, con tutto ciò però pensa, vuole, opera come vedete. L’ho lasciato da cinque minuti ed in questo momento è occupato a dettare un testamento a due notari.

— Ma allora dunque ha parlato?

— Fa di più, si fa capire.

— Ed in che modo?

— Per mezzo dello sguardo, i suoi occhi hanno continuato a vivere, e come vedete essi uccidono.

— Amico, disse la sig.ª de Villefort, che entrava in quel punto, forse voi esagerate la vostra situazione.