— E voi volete andare là? — Sì, vi vado.
— A qual telegrafo? a quello del ministero dell’Interno, o a quello dell’osservatorio?
— Oh! no, troverei là delle persone che vorrebbero costringermi ad imparare delle cose che desidero ignorare, e che mi spiegherebbero contro mia voglia un mistero che essi non conoscono. Diavolo, voglio conservare quelle illusioni che ho sugl’insetti; è ben molto che abbia perduto quelle che avevo sugli uomini. Non andrò dunque, nè al telegrafo del ministero dell’Interno, nè a quello dell’osservatorio. Ciò che mi abbisogna, è il telegrafo in piena campagna per ritrovarvi il solo buon uomo petrificato nella sua torre.
— Siete un singolar gran signore, disse Villefort.
— Qual linea mi consigliate di studiare?
— Quella che in oggi è la più occupata.
— Bene! quella di Spagna dunque?
— Precisamente. Volete una lettera del ministero perchè vi facciano delle spiegazioni?...
— Ma no, disse Monte-Cristo, poichè vi dico che al contrario io non ci voglio capir niente. Dal momento in cui capissi qualche cosa, non vi sarebbe più telegrafo, non vi sarebbe più che un segno del signor Duchâtel, o del signor Montalivet trasmessi al prefetto di Baiona, travestiti in due parole greche: téle, graphéin. È la bestia dalle zampe nere, la parola misteriosa che io voglio conservare in tutta la sua purezza ed in tutta la mia venerazione.
— Andate dunque, perchè fra due ore sarà notte, e voi allora non vedreste più niente.