Gli altri intervalli erano riempiti da Debray seduto fra Cavalcanti padre e Cavalcanti figlio, e da Château-Renaud seduto fra la sig.ª de Villefort e Morrel.
Il convito fu magnifico; Monte-Cristo si era preso l’assunto di rovesciare completamente la simmetria parigina, e di dare più alla curiosità che all’appetito dei suoi convitati il cibo che desideravano. Fu un festino orientale quello che fu offerto, ma orientale in tal modo quale potevano esserlo i festini delle fate arabe. Tutti i frutti che le quattro parti del mondo possono versare intatti e saporosi nel corno d’abbondanza dell’Europa, erano riuniti ed ammonticchiati in piramidi entro vasi della China e sottocoppe del Giappone. Gli uccelli rari, colla parte più brillante delle loro penne, pesci mostruosi stesi su lastre d’argento, tutti i vini dell’Arcipelago, dell’Asia minore, del Capo, racchiusi in ampolle di forme bizzarre, la vista delle quali sembrava aggiungere anche qualche cosa di più al sapore di questi vini, passarono successivamente in giro, (come una di quelle riviste che Apicius passava coi suoi convitati) davanti a questi parigini, che comprendevano ben potersi spendere mille luigi in un pranzo di dieci persone, ma a condizione che, come Cleopatra, si mangiassero delle perle, o che, come Lorenzo dei Medici, si bevesse dell’oro fuso.
Monte-Cristo vide lo stupore generale, e si mise a ridere ed a scherzare ad alta voce:
— Signori, diss’egli, ammettete, n’è vero? che giunti ad un certo grado di fortuna, non vi è più di necessario che il superfluo, come queste signore ammetteranno, che giunti ad un certo grado di esaltazione, non vi è più di positivo che l’ideale. Ora seguendo il ragionamento, che cosa è il maraviglioso? quello che non comprendiamo. Qual è il bene che crediamo veramente da desiderarsi? quel che non possiamo avere. Ora, veder cose che non posso comprendere, procurarmi cose impossibili ad aversi, questo è lo studio della mia vita. Vi giungo con due mezzi; il danaro e la volontà; impiego per conseguire una fantasia la stessa perseveranza che, per esempio, voi mettete, sig. Danglars, a creare una linea di strada ferrata; voi sig. de Villefort, a far condannare un uomo alla morte; voi, sig. Debray, a pacificare un regno; voi, sig. Château-Renaud a piacere ad una donna; e voi, Morrel, a domare un cavallo che nessuno ha potuto montare. Così, per esempio, vedete questi due pesci, nati l’uno a 50 leghe da Pietroburgo, l’altro a due leghe da Napoli. Non è dilettevole il poterli riunire sulla stessa tavola?
— Quali son dunque questi pesci? domandò Danglars.
— Ecco qua il sig. Château-Renaud, che ha abitata la Russia, che vi dirà il nome dell’uno, ed il sig. maggiore Cavalcanti, che è italiano, che vi dirà il nome dell’altro.
— Questo qui, disse Château-Renaud, è, credo, uno sterlet.
— E questo, disse Cavalcanti, una lampreda, se non sbaglio.
— Ora, sig. Danglars, domandate a questi due signori ove si pescano questi due pesci.
— Ma, disse Château-Renaud, gli sterlet si pescano soltanto nella Volga.