— In quattro giorni, disse Morrel, questo è un prodigio!
— In fatto, disse Château-Renaud, d’una vecchia casa farne una casa nuova, è una cosa miracolosa, perchè in addietro era molto vecchia, ed anche molto trista. Mi ricordo d’essere stato incaricato da mia madre di visitarla, quando il sig. conte di Saint-Méran la mise in vendita, sono due o tre anni.
— Il sig. di Saint-Méran, disse la sig.ª de Villefort; ma questa casa dunque apparteneva al sig. di Saint-Méran, prima che la compraste voi, sig. conte?
— Parmi di sì, rispose Monte-Cristo.
— Come, non sapete da chi avete comprata una casa?
— In fede mia no, il mio intendente si occupa di questi particolari.
— È vero che da circa dieci anni non era stata abitata, disse Château-Renaud, ed era una gran tristezza vederla sempre colle sue persiane chiuse, le porte serrate, ed il cortile pieno d’erba. In verità se non fosse appartenuta al suocero di un procuratore del Re, si sarebbe potuta prendere per una di quelle case maledette ove sia stato consumato qualche gran delitto.
Villefort, che fino allora non aveva ancora toccato nessuno dei 4 o 5 bicchieri di vini straordinari posti davanti a lui, ne prese uno a caso e lo vuotò d’un sol fiato.
Monte-Cristo lasciò passare un momento; poi, in mezzo al silenzio succeduto alle parole di Château-Renaud:
— È bizzarro, sig. barone, diss’egli, ma mi sono venuti gli stessi pensieri quando vi entrai la prima volta; e questa casa mi parve sì lugubre che non l’avrei mai comprata, se l’intendente non lo avesse già fatto per me. Probabilmente il furbo aveva ricevuta qualche senseria dal notaro.