— No, signore, ma sapete, le cose fanno la impressione a seconda delle disposizioni di spirito in cui ci troviamo.
Villefort si sforzò di ridere. — E allora, diss’egli, capirete bene che basta una supposizione, una chimera...
— Ebbene! disse Monte-Cristo, non mi crederete, se volete; ma ho la convinzione che sia stato commesso un delitto in questa casa.
— Fate attenzione, disse la sig.ª de Villefort, abbiam qui il procuratore del Re. — In fede mia, riprese Monte-Cristo, poichè si dà questa combinazione, ne approfitterò per fare la mia dichiarazione. — La vostra dichiarazione? disse Villefort. — Sì, ed alla presenza di testimonii.
— Tutto ciò è molto importante, disse Debray, e se vi fu realmente delitto, faremo mirabilmente la digestione.
— Vi fu delitto, disse Monte-Cristo, venite di qui, signori; sig. de Villefort venite; affinchè la dichiarazione sia valevole, dev’essere fatta alle autorità competenti.
Monte-Cristo, preso il braccio di Villefort, e mentre stringeva sotto il suo quello della sig.ª Danglars, trascinò il procuratore del Re fin sotto il platano ove l’ombra era più fitta. Tutti gli altri convitati li seguivano.
— Tenete, disse Monte-Cristo, qui, in questo medesimo luogo, e batteva col piede la terra, qui per ringiovanire questi alberi già vecchi, ho fatto scavare il terreno, e mettere del concime; ebbene i miei lavoratori nello scavare hanno dissotterrato un baule, ma piuttosto i ferramenti di un baule, nel mezzo dei quali fu trovato uno scheletro di un bambino neonato. Questa non è fantasmagoria, spero?
Monte-Cristo sentì intirizzirsi il braccio della sig.ª Danglars, e fremere il pugno di Villefort.
— Un fanciullo neonato, ripetè Debray; diavolo! la cosa diventa seria, mi sembra.