— Ebbene? — Ebbene! da poichè vi regalo un quarto quando guadagno, mi dovete dunque un quarto quando perdo; il quarto di 700 mila fr. è 175 mila fr.
— Ma ciò che mi dite è una stravaganza, e non vedo in che modo mischiate il nome di Debray a tutta questa storia.
— Perchè se mai non aveste per caso i 175 mila fr. che reclamo, li prendereste in prestito dai vostri amici, ed il sig. Debray ne è uno.
— Finiamola! gridò la baronessa.
— Oh! signora, non facciamo gesti, non facciamo drammi moderni, se non mi sforzerete a dirvi, che di qui vedo il sig. Debray sogghignare vicino ai 500 mila fr. che voi gli avete contati in quest’anno, e dire a sè stesso aver trovato ciò che non son potuti giungere a trovare i più esperti giuocatori, vale a dire una rollina ove si guadagna senza puntare e non si perde quando si perde.
La baronessa volle irrompere: — Miserabile! diss’ella, osereste dire che non sapevate ciò di cui or mi fate un rimprovero?
— Non vi dico che sapeva, nè vi dico che non sapeva, vi dico: osservate la mia condotta da quattro anni che non siete mia moglie, e che non sono più vostro marito, e vedrete s’ella è sempre stata consentanea con sè stessa. Qualche tempo prima della nostra rottura, avete desiderato di studiare la musica con quel famoso baritono che fece tanto incontro al teatro Italiano; io volli studiare il ballo con quella famosa ballerina che fece tanto chiasso a Londra, ciò mi costò tanto per voi che per me circa centomila fr.; io nulla ho detto perchè ci vuole l’armonia nelle famiglie; centomila fr. perchè la moglie impari a fondo la musica, ed il marito il ballo non è molto caro. Ben presto eccovi disgustata del canto, e vi vien voglia di studiare la diplomazia con un segretario del ministro; vi lascio studiare; poichè ciò nulla mi preme, quando pagate le lezioni dalla vostra cassetta; ma or m’accorgo che avete preso di mira la mia, e che il vostro studio mi può costare 700 mila fr. il mese... Alto là, signora, la cosa non può andar così, o il diplomatico darà le sue lezioni gratuite, ed io lo tollererò, ovvero non metterà più piede in casa mia.
— Oh! quest’è troppo; gridò Erminia soffocata.
— Ma, disse Danglars, vedo con piacere che non vi siete fermata qua e che avete volontariamente obbedito all’assioma del codice «la moglie deve seguire il marito»; ma ragioniamo. Io non mi son mai mischiato dei vostri affari che pel vostro bene, fate voi pure altrettanto; la mia cassa, voi dite che non vi riguarda? sia, ma operate colla vostra; e non empite, nè vuotate la mia. D’altra parte chi sa che ciò non sia un colpo di stiletto politico? che il ministro furioso di vedermi nella opposizione, e geloso delle simpatie popolari che mi suscito, non se la intenda col sig. Debray; chi ha mai veduto una notizia telegrafica falsa, cioè l’impossibile, o il quasi impossibile; dei segnali affatto diversi dati dagli ultimi telegrafi? ciò senza dubbio è stato fatto espressamente per me.
— Signore, disse umilmente la baronessa, voi non ignorate che quest’impiegato è stato scacciato, e sarebbe stato chiamato in giudizio se non si fosse salvato con la fuga, il che prova la sua follia, o la sua reità; quest’è un errore.