— E vi sareste sbagliato, ben lo vedete.

— Sì, senza dubbio; ma, credetemi, quest’uomo nasconde altri disegni, ecco perchè vi ho voluto vedere, ecco perchè ho domandato parlarvi, ecco perchè ho voluto premunirvi contro tutti, ma particolarmente contro di lui. Ditemi, continuò Villefort fissando gli occhi sulla baronessa ancor più profondamente che non aveva fatto fino allora, ditemi non avete parlato del nostro legame con alcuno?

— Giammai, con alcuno, disse la baronessa arrossendo; ve lo giuro.

— Non avete l’abitudine di scrivere la sera ciò che vi è accaduto nel giorno? non fate il vostro giornale?

— No! ahimè! la mia vita passa, trasportata dalle frivolezze, e la dimentico io stessa.

— Non parlate sognando? — Ho un sonno da fanciullo.

— Capisco ciò che mi resta a fare, riprese Villefort; prima di otto giorni saprò chi è questo sig. di Monte-Cristo, di dove viene, ove va, e per qual ragione parla alla nostra presenza di fanciulli dissotterrati nel suo giardino.

Villefort pronunciò queste parole con un accento che avrebbe fatto fremere il conte se lo avesse potuto sentire.

Indi strinse la mano alla baronessa che aveva ripugnanza a dargliela, e la ricondusse con rispetto fino alla porta.

La sig.ª Danglars riprese un’altra vettura da nolo che la ricondusse al passaggio, alla parte opposta del quale ritrovò la sua carrozza ed il cocchiere che, aspettandola, dormiva tranquillamente al suo posto.