— La sua specialità? credo, ch’egli conficchi gli aghi nella testa dei conigli, faccia mangiare della robbia ai polli, ed estragga con ossa di balena la midolla spinale ai cani.
— E per questo è dell’accademia delle scienze?
— No, dell’accademia di Francia. — Ma che cosa ha dunque che fare l’accademia francese con tutto questo?
— Ve lo dirò; sembra... — Che queste esperienze abbiano fatto fare un gran passo alla scienza, senza dubbio?
— No, ma che scriva con molto buon stile.
— Ciò deve, disse Monte-Cristo, lusingare enormemente l’amor proprio dei cani ai quali viene tolta la midolla spinale. — Alberto si mise a ridere. — E quell’altro? domandò il conte. — Ah! l’abito blu-bordò? — Sì.
— È un collega del conte; quegli che si è opposto il più calorosamente alla proposizione che la camera dei pari abbia un’uniforme. Ha avuto un grand’incontro alla tribuna su questo argomento; era in cattivo aspetto ai fogli liberali, ma si è riconciliato con essoloro; e si dice che verrà nominato ambasciatore.
— E quali sono i suoi titoli per essere divenuto pari?
— Ha scritto due o tre opere comiche, ha preso 4 o 5 azioni al Siècle, ed ha dato il voto in favore del ministero per cinque o sei anni.
— Bravo! visconte, disse Monte-Cristo ridendo, voi siete uno spiritoso cicerone; ora mi farete un favore, non è vero?