— Ah! mio Dio! riprese Danglars, hanno fatta tratta sopra di me per 200 mila fr. — Ebbene! eccovi avvisato. La loro firma non vale più che il 5 per cento.
— Sì, ma io sono avvisato troppo tardi.... ho fatto onore alla loro firma. — Buono! disse Monte-Cristo. Ecco altri 200 mila fr. che sono andati a raggiungere...
— Zitto, disse Danglars: non parlate dunque di questi affari... (indi avvicinandosi a Monte-Cristo): particolarmente in presenza del sig. Cavalcanti figlio, aggiunse il banchiere, che, pronunciando queste parole, si voltò sorridendo dalla parte del giovine.
Morcerf aveva lasciato il conte per parlare a sua madre.
Danglars lo lasciò per salutare Cavalcanti figlio.
Monte-Cristo si ritrovò per un momento solo.
Frattanto il caldo cominciava a divenire eccessivo. I camerieri circolavano per le sale con sottocoppe cariche di frutti e di gelati. Monte-Cristo si asciugò col fazzoletto il viso bagnato di sudore; ma dette addietro, quando la sottocoppa gli passò davanti, e nulla prese per rinfrescarsi.
La signora de Morcerf non lo perdeva di vista; ella vide passare la sottocoppa senza prender niente; afferrò perfino il movimento che fece nell’allontanarsi.
— Alberto, diss’ella, avete osservato che il conte non ha voluto mai accettare un pranzo dal sig. de Morcerf.
— Sì, ma ha accettata una colazione da me, poichè per questa colazione ha fatto il suo ingresso nella società.