— Ma voi, diss’egli, con questa veste leggera e senz’altro preservativo intorno al collo che questa sciarpa di velo, avrete freddo.

— Sapete dove vi conduco? disse la contessa senza rispondere alla domanda di Monte-Cristo.

— No, signora, ma, lo vedete, non fo resistenza.

— A quella stufa che vedete là, in fondo al viale.

Il conte guardò Mercedès come per interrogarla; ma ella continuò il cammino senza dir parola, e dal suo canto Monte-Cristo divenne muto. Giunsero al fabbricato tutto guernito di frutti magnifici che, dal principio di luglio, giungono alla loro maturità in questa temperatura sempre calcolata per sostituire il calore del sole, tanto spesso assente da noi.

La contessa lasciò il braccio di Monte-Cristo, e colse un grappolo di uva moscatella. — Prendete, sig. conte, disse ella con un sorriso fatto più tristo da due lagrime che le spuntavano dagli occhi; prendete, la nostra uva di Francia non è paragonabile, lo so, alle vostre della Sicilia e di Cipro, ma sarete indulgente pel nostro debole sole del Nord.

Il conte s’inchinò, e fece un passo in addietro.

— La rifiutate? disse Mercedès con voce tremante.

— Signora, rispose Monte-Cristo, vi prego umilmente di scusarmi, ma non mangio mai moscatello.

Mercedès lasciò cadere il grappolo sospirando.