— Viene a cercare sua moglie e sua figlia. — E perchè?
— Perchè la marchesa di Saint-Méran è giunta a Parigi, portando la notizia che il sig. di Saint-Méran è morto alla prima posta lasciando Marsiglia. La sig.ª de Villefort ch’era molto allegra, non voleva nè comprendere nè credere questa disgrazia; ma madamigella Valentina, alle prime parole, per quante cautele avesse preso suo padre, ha indovinato tutto; questo colpo l’ha atterrata come un fulmine, ed è caduta svenuta.
— E che cosa è il conte di Saint-Méran a madamigella de Villefort? chiese il conte. — Suo avo materno. Veniva per ottenere il matrimonio di sua nipote con Franz. — Ah! davvero! — Ecco Franz aggiornato. Perchè di Saint-Méran non è egualmente avo di madamigella Danglars?
— Alberto! Alberto! disse la sig.ª di Morcerf col tuono di un dolce rimprovero; che dite? Ah! conte, voi per cui egli ha tanta considerazione, ditegli dunque che ha parlato male. — Ella fece qualche passo in avanti. Monte-Cristo la guardò così stranamente, e con una espressione astratta e ad un tempo improntata di una affettuosa ammirazione, che ella ritornò addietro. Allora ella gli prese la mano, nello stesso tempo che stringeva quella del figlio, ed unendole entrambe: — Siamo amici, n’è vero? diss’ella.
— Oh! vostro amico, signora, non ho questa pretensione, disse il conte, ma in ogni caso son sempre vostro rispettabilissimo servitore. — La contessa partì con un’inesprimibile stringimento di cuore, e, prima che avesse fatto dieci passi, il conte la vide mettersi il fazzoletto agli occhi. — E che, non siete forse d’accordo con mia madre? domandò Alberto meravigliato.
— Al contrario, rispose il conte, poichè ella mi ha detto presente voi che siamo amici.
Rientrarono nella sala che era stata allora lasciata da Valentina, dal signore, e dalla sig.ª de Villefort.
È superfluo il dire che Morrel partì dietro ad essi.
LXXI. — LA SIGNORA DI SAINT-MÉRAN.
Una scena lugubre infatto accadeva in casa del sig. de Villefort. Dopo la partenza delle due signore per la festa di ballo, ove tutte le istanze della sig.ª de Villefort non avevano potuto determinare suo marito ad accompagnarla, il procurator del Re, secondo il suo costume, si era chiuso nel gabinetto con una filza di carte, che avrebbe spaventato tutt’altro, ma che, nei tempi ordinarii della sua vita, bastava appena per soddisfare il forte appetito del lavoratore.