— Ah! signora, disse Villefort, obbliate che bisognava dare una madre a questa povera fanciulla, che non l’aveva più.

— Una matrigna non è una madre, signore. Ma non è ciò di che si tratta, si tratta di Valentina; lasciamo dunque i morti tranquilli. — Tutto ciò era detto con una tale volubilità, ed un tale accento, che vi era qualche cosa in questa conversazione, rassomigliante ad un principio di delirio.

— Sarà fatto il tutto a seconda dei vostri desiderii, disse Villefort, e ciò tanto meglio in quanto che il vostro desiderio combina puranche col mio; e tosto che arrivi a Parigi il sig. d’Épinay...

— Mia buona madre, le convenienze, il lutto così recente... vorrete fare un matrimonio sotto così tristi auspici?

— Figlia mia, interruppe vivamente l’avola, non facciamo queste insussistenti riflessioni che impediscono agli spiriti leggeri di fabbricare solidamente il loro avvenire. Io pure sono stata maritata al letto di morte di mia madre, e non sono stata per questo infelice.

— Ancora questa idea di morte, riprese Villefort.

— Ancora! sempre!... vi dico che sto per morire, ebbene! prima di morire, voglio aver veduto mio genero; voglio infine conoscerlo, per venirlo poi a ritrovare dal fondo della mia tomba se non sarà quel che deve essere, quel che bisogna ch’egli sia.

— Signora, disse Villefort, bisogna che allontaniate da voi queste idee esaltate, che quasi toccano alla follia; i morti una volta rinchiusi nella tomba, vi rimangono senza muoversi più.

— Oh! sì, buona mammà, calmati! disse Valentina.

— Ed io vi dico, signore, che la cosa non è così come voi credete. Questa notte ho dormito ma... di un sonno terribile; perchè mi vedeva in qualche modo dormire, come se la mia anima avesse già sciolto i legami col corpo: gli occhi, che mi sforzava d’aprire, si rinchiudevano mio malgrado; e ciò non ostante so bene che ciò sembrerà impossibile a voi, signore, in modo particolare, ma io, coi miei occhi chiusi, ho veduto, nel luogo ove siete, ho veduto da quell’angolo ov’è la porticella che mette nel gabinetto di toletta della sig.ª de Villefort, ho veduto entrare senza rumore un’ombra bianca.