— Eccolo, Valentina.
La giovane alzò gli occhi al cielo e mandò un sospiro.
— Io son libero, riprese Massimiliano, sono abbastanza ricco per noi due, sarete mia moglie.
— Voi mi fate tremare, disse la giovinetta.
— Seguitemi, continuò Morrel, vi condurrò da mia sorella che è degna d’essere ancora vostra sorella; c’imbarcheremo per Algeri, per l’Inghilterra, o per l’America; se non preferite che ci ritiriamo insieme in qualche provincia, ove aspetteremo che qualche amico abbia vinta la resistenza della vostra famiglia.
Valentina scosse la testa:
— Io me lo aspettava, Massimiliano, diss’ella: questo è un consiglio insensato, e sarei ancor più insensata di voi, se non vi fermassi con queste sole parole: «impossibile Morrel, impossibile».
— Soffrirete dunque la vostra sorte tal quale si presenta, senza neppur tentare di combatterla?
— Sì, dovessi ancora morire!
— Ebbene! Valentina, vi ripeterò di nuovo che avete ragione; infatto io sono un pazzo, e voi mi provate che la passione acceca gli spiriti più giusti. Grazie, dunque, a voi che ragionate senza passione. Sia dunque così: è cosa intesa; domani sarete irrevocabilmente promessa al sig. d’Épinay, non già con quella formalità teatrale che fu immaginata per sciogliere gl’interessi delle commedie, e che si chiama la sottoscrizione del contratto; ma per vostra propria volontà.