— Con un gran soprabito blu bottonato fino a basso, e fregiato della decorazione della Legion d’Onore.

— È lui! mormorò Villefort impallidendo.

— Eh! per bacco! disse comparendo sulla porta l’uomo di cui abbiamo dati i connotati, ci vogliono ben molte cerimonie! c’è forse il costume a Marsiglia che i figli facciano fare anticamera al padre?

— Mio padre! gridò Villefort; non mi era dunque sbagliato, io sospettava che foste voi.

— Allora se tu sospettavi che fossi io, riprese il nuovo arrivato deponendo la canna in un cantone ed il cappello su d’una sedia, permettimi di dirti, mio caro Gherardo, che non è una bella cosa il farmi aspettare in tal modo.

— Lasciateci, Germano, disse Villefort.

Il cameriere uscì dando segni visibili di meraviglia.

XII. — IL PADRE ED IL FIGLIO.

Noirtier, poichè in fatto era egli stesso il sopraggiunto, seguì cogli occhi il domestico fino a che fu chiusa la porta; poi temendo senza dubbio che egli stasse ad ascoltare nell’anticamera, andò a riaprirla ed a guardare; la cautela non era stata inutile, e la rapidità colla quale Germano si ritirò provava che egli non era esente dal peccato che perdette i nostri primi padri. Noirtier allora volle andare egli stesso a chiudere la porta dell’anticamera, richiuse quella in cui erano, e stese la mano a Villefort che aveva seguito tutti questi movimenti con una sorpresa da cui non si era peranco rimesso.

— A noi! sai tu mio caro Gherardo, disse egli al giovinotto, guardandolo con un sorriso di cui era difficile definire l’espressione, che tu non mi sembri molto contento di rivedermi?