— Massimiliano, disse Valentina, venite qui, lo voglio.

Massimiliano si avvicinò col suo dolce sorriso, e se non fosse stato il pallore del viso, sarebbesi detto che era nel suo stato ordinario. — Ascoltatemi, mia adorata Valentina, le persone come noi che non hanno mai avuto un pensiero di cui abbiano ad arrossire davanti al mondo, davanti i parenti, e a Dio, possono leggere nel cuore l’uno dell’altro a libro aperto. Io non ho mai fatto il romantico, non sono un eroe malinconico, non rappresento nè un Manfredi, nè un Antony; ma senza parole, senza proteste, senza giuramenti, ho messa la mia vita in voi, voi mi venite meno, ed avete ragione di far così, ve l’ho detto, ve lo ripeto; ma finalmente mi venite meno, e la mia vita è perduta. Dal momento che vi allontanate da me, Valentina, io resto solo nel mondo. Mia sorella è felice con suo marito, riprese dopo breve pausa Massimiliano, suo marito non è che un mio cognato, vale a dire un uomo che le convenzioni sociali soltanto uniscono a me; nessuno dunque sulla terra ha bisogno della mia esistenza divenuta inutile. Ecco ciò che io farò: aspetterò fino all’ultimo, che voi siate maritata, perchè non voglio perdere l’ombra di una delle inattese combinazioni che qualche volta ci riserba il destino, perchè finalmente di qui a là Franz d’Épinay può morire; al momento in cui voi vi avvicinate a lui il fulmine può cadere sull’altare: tutto sembra credibile al condannato a morte, per lui tutto è possibile; invoca, aspetta anche un miracolo per lui solo, da che si tratta della salvezza della sua vita. Io dunque aspetterò fino all’ultimo momento, e quando la mia infelicità sarà certa, senza rimedio, senza speranze, scriverò una lettera di confidenza a mio cognato, un’altra lettera al prefetto di polizia per dar loro avviso del mio disegno, e nell’angolo di un qualche bosco, sulle rive di qualche fosso, sulle sponde di qualche fiume, mi farò saltare le cervella, tanto vero, quanto che son il figlio del più onesto uomo che abbia vissuto in Francia.

Un tremito convulso agitò le membra di Valentina, ella lasciò il cancello che teneva con ambe le mani, le braccia ricaddero abbandonate, e due grosse lagrime gli scorsero sulle guance.

Il giovine rimase davanti a lei tetro e risoluto.

— Oh! per pietà, diss’ella, vivrete n’è vero?

— No, sul mio onore, disse Massimiliano. Ma che importa a voi? avrete fatto il vostro dovere, e vi rimarrà la vostra coscienza.

Valentina cadde in ginocchio comprimendosi il cuore, che si rompeva:

— Massimiliano, diss’ella, amico mio, mio fratello sulla terra, mio sposo nel cielo, te ne prego, fa come faccio io, vivi e soffri, un giorno forse saremo riuniti.

— Addio, Valentina, riprese Morrel.

— Mio Dio, disse Valentina alzando le mani al cielo con una sublime espressione, voi lo vedete, ho fatto tutto ciò che ho potuto per restare una figlia sottomessa; ho pregato, supplicato, implorato; egli non ha ascoltato le mie preghiere, le mie suppliche, le mie lagrime. Ebbene, continuò ella asciugando le lagrime, e riprendendo la sua fermezza, ebbene! non voglio morire di rimorsi, amo piuttosto morire di vergogna: vivrete, Massimiliano, ed io non sarò di alcuno, fuorchè di voi.