Ed allora un poco passeggiava davanti al cancello, un poco veniva ad appoggiare la fronte bruciante sul gelido ferro. Valentina sarebbe forse svenuta dopo il contratto? o sarebbe forse stata fermata mentre fuggiva? Erano le due sole ipotesi alle quali poteva fermarsi il giovine, entrambe disperanti. L’idea sulla quale si fermò, fu che a metà della fuga stessa fosse venuta meno la forza a Valentina, e che fosse caduta svenuta in mezzo a qualche viale.

— Oh! se fosse così, gridò egli slanciandosi alla sommità della scala, la perderei, e per mia colpa!

Il demone che gli aveva soffiato questo pensiero non lo lasciò più, e ronzò al suo orecchio con quella perseveranza che fa sì che alcuni dubbi, in capo a pochi momenti, per la forza del ragionamento, diventino convinzioni. Gli occhi che cercavano di fendere la crescente oscurità, credevano di veder sotto l’ombroso viale un oggetto steso; Morrel arrischiò perfino a chiamare, e gli sembrò che il vento portasse fino a lui un lamento inarticolato.

Finalmente battè ancora la mezz’ora: era impossibile di poter pazientare più lungamente, tutto era supponibile; le tempia di Massimiliano battevano con forza, cavalcò il muro, e saltò dall’altra parte. Egli era nella proprietà di Villefort, vi penetrava per mezzo d’una scalata; pensò allora alle conseguenze che poteva avere una simile azione; ma non era arrivato tant’oltre per ritornare addietro.

Per qualche tratto andò rasente il muro, e, traversando il viale con un salto, si slanciò nel fondo degli alberi.

In un momento fu all’estremità di questo boschetto.

Dal punto in cui era giunto, si poteva scorgere la casa.

Allora si assicurò di una cosa ch’egli aveva già potuto sospettare: e fu che invece dei lumi che si credeva di veder risplendere a ciascuna finestra, com’è naturale nei giorni di cerimonia, non vide altro che una massa grigia e velata ancora da un grande strato d’ombra, che proiettava un’immensa nube distesa avanti la luna. Un lume scorreva a quando a quando come perduto, e passava davanti a tre finestre del primo piano. Queste erano quelle dell’appartamento della sig.ª di Saint-Méran. Un altro lume restava immobile dietro un tendinaggio rosso: ch’era quello della camera della sig.ª de Villefort. Morrel indovinò tutto questo. Tante erano le volte, che per seguire Valentina col pensiero in tutte le ore del giorno, ch’egli si era fatto descrivere il piano di questa casa, che conosceva senza aver veduta.

Il giovine fu ancora più spaventato da questa oscurità e da questo silenzio, di quel che lo fosse stato per l’assenza di Valentina. Perduto, folle per dolore, risoluto a cimentar tutto per rivedere Valentina, ed assicurarsi dell’infortunio che presentiva, qualunque fosse, Morrel arrivò all’orlo del boschetto, e s’apparecchiava a traversare il praticello di fiori quanto più poteva sollecitamente, del tutto allo scoperto, quando giunse fino a lui il suono di voci assai lontane, ma che il vento gli portava.

A questo rumore fece un passo addietro, di già uscito a mezzo dalle foglie, si celò compiutamente, e restò immobile e muto ravvolto nella oscurità. La sua risoluzione era presa; s’era Valentina sola, egli l’avvertirebbe con una parola al passaggio di lei: se Valentina era accompagnata, almeno la vedrebbe, e si assicurerebbe che non le era accaduta alcuna disgrazia: se fossero estranei afferrerebbe qualche parola della loro conversazione e giungerebbe a comprendere un mistero fino allora per lui inesplicabile.