— Ma che è accaduto del sig. d’Épinay?
— Il sig. Franz è venuto per soscrivere il contratto al momento in cui mia nonna rendeva l’ultimo sospiro: ma ciò che raddoppia il mio dolore, si è che questa povera e cara avola, morendo, mi ordinò che si compiesse il matrimonio il più presto possibile.
— Ascoltate! disse Morrel. I due giovani fecero silenzio.
S’intese una porta aprirsi, e dei passi fecero scricchiolare il piancito del corridoio ed i gradini della scala:
— È mio padre che esce dal suo gabinetto, disse Valentina.
— E che riconduce il dottore, soggiunse Morrel.
— Come sapete che è il dottore? domandò Valentina meravigliata. — Lo presumo, disse Morrel. — Valentina guardò il giovine. Frattanto s’intese chiudere la porta di strada.
Il sig. de Villefort andò inoltre a dare un doppio giro di chiave a quella del giardino, indi risalì le scale.
Giunto nell’anticamera si fermò un momento, come esitante se dovesse entrare nel suo appartamento, o nella camera della sig.ª di Saint-Méran. Morrel si gettò dietro una portiera. Valentina non fece alcun movimento: si sarebbe detto che il sommo dolore la poneva al di sopra degli ordinari timori. Ma de Villefort entrò nelle sue stanze.
— Ora, disse Valentina, non potete più uscire nè dalla porta del giardino, nè da quella di strada.