Ella entrò per la prima. Noirtier, ancora seduto al suo seggio, attento al più piccolo rumore, istruito dal vecchio servitore di tutto ciò che accadeva, fissò gli sguardi avidi all’entrata della camera; vide Valentina, ed il suo occhio brillò. Vi era nel portamento, nell’attitudine della giovinetta qualche cosa di grave, e di solenne che sorprese il vegliardo: epperò lo sguardo ch’era brillante divenne interrogatore. — Caro padre, diss’ella a bassa voce, ascoltami bene: tu sai che la buona nonna Saint-Méran è morta sarà un’ora, e che adesso, eccetto te, non ho più alcuno che mi ami in questo mondo. — Un’espressione d’infinita tenerezza passò sugli occhi del vecchio. — È dunque a te solo, che io debbo confidar tutti i miei dispiaceri, e le mie speranze?

Il paralitico fece segno di sì.

Valentina prese Massimiliano per la mano: — Allora diss’ella, guarda bene questo signore.

Il vecchio fissò lo sguardo scrutatore, e leggermente maravigliato su Morrel. — Questi è il sig. Massimiliano Morrel, diss’ella, il figlio di quell’onesto negoziante di Marsiglia di cui tu avrai senza dubbio inteso parlare.

— Sì, fece il vecchio.

— È un nome irreprensibile che Massimiliano è in via di rendere glorioso, perchè a trent’anni è capitano degli Spahis, ed ufficiale della legione d’onore.

Il vecchio fece segno che se ne ricordava.

— Ebbene! buon papà, disse Valentina mettendosi in ginocchio e mostrando Massimiliano con una mano, io l’amo, e non sarò mai d’altri che di lui! se mi sforzeranno di sposarne un altro, mi lascerò morire, o mi ucciderò.

Gli occhi del paralitico esprimevano una folla di pensieri tumultuosi. — Tu ami il sig. Morrel, n’è vero, buon papà? domandò la giovinetta. — Sì, fece il vecchio immobile.

— E vuoi tu proteggerci, noi siamo i tuoi figli, contro la volontà di mio padre?