— In nessuno.
Fu così, che il futuro suocero e il futuro genero salirono nella stessa carrozza, e che Morrel, vedendoli passare, concepì con ragione gravi inquietudini.
Villefort e Franz ritornarono al sobborgo Saint-Honoré.
Il procuratore del Re senza entrare da nessuno, senza parlare nè a sua moglie nè a sua figlia, fece passare il giovine nel suo gabinetto, e mostrandogli una sedia:
— Signor d’Épinay, diss’egli, io debbo ricordarvi, che il momento non sarà forse tanto male scelto, quanto potrebbe credersi sul principio, perchè l’obbedienza ai morti, è la prima offerta che bisogna deporre sul loro cataletto; io debbo dunque ricordarvi il voto espresso dalla sig.ª di Saint-Méran fatto or son due giorni al suo letto di agonia, ed è, che il matrimonio di Valentina non soffra ritardo. Voi sapete che gli affari della defunta sono in perfetta regola; che il suo testamento assicura a Valentina tutta la fortuna di Saint-Méran; il notaro mi ha mostrato ieri questi atti che permettono di potere redigere in un modo definitivo il contratto di matrimonio. Voi potete vedere il notaro, e dirgli per parte mia che vi comunichi queste carte. Il notaro è il sig. Deschamps, piazza Beauveau, sobborgo Saint-Honoré.
— Signore, rispose d’Épinay, questo forse non è il momento per madamigella Valentina, immersa come ella è nel dolore, di pensare ad uno sposo; in verità io temerei...
— Valentina, interruppe il signor de Villefort, non avrà desiderio più intenso di quello di compiere le ultime intenzioni di sua nonna; perciò io vi garantisco che le difficoltà non nasceranno per parte sua.
— In questo caso, signore, rispose Franz, siccome non verranno egualmente da parte mia, voi potete fare ciò che più vi conviene; la mia parola è impegnata, ed io l’adempirò, non solo con piacere, ma ancora con fortuna.
— Allora, disse Villefort, non abbiamo più nulla che ci arresti; il contratto doveva esser firmato tre giorni sono, noi lo troveremo dunque già preparato; e si potrà firmare oggi stesso.
— Ma il lutto? disse esitando Franz.