— Sì, disse Villefort, soltanto io vi prevengo in antecedenza, sig. d’Épinay, che finchè vivrò il testamento di mio padre non sarà mai messo in lite; la mia posizione mi proibisce fin l’ombra di questo scandalo.

— Signore, disse Franz, io sono dolente che si sia intavolata una simile questione in faccia di Valentina. Io non mi sono mai informato della cifra della sua fortuna, che per quanto possa venire ridotta sarà sempre maggiore della mia. Ciò che la mia famiglia ha cercato nella alleanza col signor de Villefort, si è la considerazione; ciò che cerco io, è la felicità.

Valentina fece un segno impercettibile di ringraziamento, nel mentre che due silenziose lagrime scorrevano sulle sue guance.

— D’altronde, signore, disse Villefort indirizzandosi al suo futuro genero, fatta astrazione da questa perdita di una parte delle vostre speranze, questo inatteso testamento non ha niente che debba offendervi personalmente; ciò si spiega colla debolezza di spirito del sig. Noirtier. Ciò che dispiace a mio padre, non è che mia figlia si sposi con voi, ma che mia figlia prenda marito; una unione con qualunque altro, gli sarebbe egualmente dispiaciuta. La vecchiaia è egoista, signore, e madamigella de Villefort faceva al sig. Noirtier una fedele compagnia che non potrà più fargli la sig.ª baronessa d’Épinay. Lo stato infelice nel quale si ritrova mio padre, fa che gli si parli raramente di affari seri, che la debolezza del suo spirito non gli permetta di seguire, e sono pienamente convinto che a quest’ora mentre conserva la memoria che sua nipote si marita, non si ricorda più neppure il nome di quello che sta per diventare suo nipote.

Appena il sig. de Villefort terminava queste parole alle quali Franz rispondeva con un saluto, a un tratto si aprì la porta del salotto, e comparve Barrois.

— Signori, signori, diss’egli con una voce stranamente ferma per un servitore che parla ai suoi padroni in una circostanza così solenne, signori, il sig. Noirtier de Villefort desidera parlare sul momento al sig. Franz de Quesnel barone d’Épinay.

Egli pure, come aveva fatto il notaro, affinchè non potesse nascere alcun errore di persona aveva dato al fidanzato tutti i suoi titoli.

Villefort rabbrividì, la signora de Villefort lasciò scivolare suo figlio dalle sue ginocchia. Valentina si alzò pallida e muta come una statua.

Alberto e Château-Renaud si scambiarono un secondo sguardo più meravigliati ancora di prima.

Il notaro guardò Villefort.